E’ l’11 settembre 2001 e gli Stati Uniti si svegliano con il trauma dell’attacco alle Torri Gemelle. L’11 settembre 2001, Moby pseudonimo di Richard Melville Hall compie 36 anni. In quel giorno è nel pieno delle lavorazioni di “18” metaforico ingresso alla sua maturità artistica all’unisono con l’adolescenza turbata che era l’America stessa. Moby nasce a New York nel 1965 da James Hall ed Elizabeth McBride Warner ed è la madre che conia il suo nome d’arte in onore dell’opera dell’illustre antenato del cantante: Moby Dick del prozio Herman Melville. Dopo la morte prematura del padre ed un passaggio a San Francisco, Melville si trasferisce a Darien nel Connecticut. Abbandonata l’università torna nella grande mela con la speranza di irrompere sulla scena underground in prima istanza come DJ.
Oggi Moby soffia 55 candeline ed è ormai un artista di rango internazionale, ha una carriera discografica con 19 album alle spalle e le porte aperte in ogni dove. Sovrano della musica elettronica, nel corso della vita Melville ha però palesato una forte ambivalenza nel proprio stile musicale. Agli albori infatti è con “Moby” – cd d’esordio ed omonimo – che avviene l’ingresso nel panorama come musicista dalle sonorità House e Trance. L’opera, con Drop a Beat si contraddistingue addirittura nel Guinness World Record, per la frequenza dei battiti al minuto. Inoltre il singolo Go è preso dalla melodia della colonna sonora di “I segreti Twin Peaks” facendo di questo un album estremamente ricordato tutt’ora. Emblema degli anni 90‘.

La formazione dell’identità di Moby, ponte tra i due millenni
Con Ambient del 1993 Moby tocca i confini della sperimentazione con atmosfere buie ed ultraterrene. Ma è con Everything Is Wrong del 1995 che l’artista viene apprezzato per la prima volta dal grande pubblico per la varietà della sua musica tra elettronica e ambiente. A causa dell’esiguo successo dei primi due album, Moby decide quindi di tornare alle origini e con Animal Rights avviene una cruda reminiscenza delle radici Punk-Rock del giovane musicista. L’ironia della sorte è che proprio in questo periodo scoppia apertamente l’epopea techno con l’arrivo di gruppi come i The Prodigy o i The Chemical Brothers.
Play e 18 rappresentano l’approdo alla gloria
Pubblicato il 17 maggio 1999, con 12 milioni di copie vendute nel mondo, Play è senza dubbio considerato uno degli album più importanti degli anni novanta. Moby qui compie un autentico capolavoro producendo 9 singoli i quali diventeranno tutti delle hit planetarie. Canzoni che verranno continuamente utilizzate per film, spot pubblicitari e serie televisive. Honey, Find My Baby, Porcelain, Why Does My Hurt Feel so Bad?, Natural Blues solo alcune di queste. Un miscuglio raffinato tra gospel, folk, house music, trip-hop, blues, dark ambient ed elettronica fa di quest’opera, un diamante ammirato da critici e tantissimi artisti contemporanei.

Gli Stati Uniti d’America nell’era di Moby
Percorrendo quelli che erano gli Stati Uniti a cavallo tra ’90 e 2000, tra le sconcertanti liriche di Infinite Jest di David Foster Wallace, tra le evasioni verso lo sdoganamento delle libertà personali nel Lester Burnham di American Beauty , i rovesci di Agassi nel tennis e la strage alla Columbine High School; Moby permea la sua razionalità incosciente d’esserne un’immagine. I giovani nati negli anni ’70 hanno sentito questa come musica d’avanguardia e attraverso questa hanno sognato.
Con 18 Moby riporta campionamenti di musica folk e gospel come nel precedente album e con collaborazioni illustri (Sinead O’ Connor) , quest’opera consacra l’artista nel gotha dell’elettronica nel nuovo millennio. We Are All Made Of Stars, In This World, In My Heart, Extreme Ways e 18 sono brani diventati forma iconica stessa di un genere cross-over per sua natura.
Una madre morta di cancro, una collaborazione con David Bowie, una partecipazione ai giochi olimpici invernali di Salt Lake City ed una campagna elettorale anti-Bush. Gli anni 2000 di Moby iniziano con tutti questi eventi e portano alla realizzazione di Hotel, suo settimo album in studio. Seguono Last Night, un’ode alla disco music degli anni ’70 e Wait for Me del 2009. In seguito a Destroyed ed Innocents l’artista ha inciso e pubblicato altre 6 opere complete di elettronica ed ambient, con l’ultimo album proprio del 2020 chiamato All Visibile Objects.

Moby e l’importanza di chiamarsi Melville
Nell’efferata ricerca di uno stile proprio ed innovativo, Moby ha percorso e incorporato dozzine di sfumature sonore. Partito dalla techno e inabissatosi con la pop elettronica e l’ambient, l’artista newyorkese è arrivato perfino a comporre tracce più meditative coadiuvate da un sound punk ed heavy-metal. Ispirato da contenuti filosofici, religiosi (è un devoto cristiano), ambientalisti e animalisti essendo un vegano incorruttibile; quella di Richard Melville Hall è una ricerca artistica più incline alla lotta tra diverse parti di se stesso che alla scoperta della contemporaneità musicale.
Come il capitano Achab e la balena Moby-Dick nel costante inseguimento per catturare e sfuggire del romanzo del suo prozio Melville erano però simbolo dello spirito d’avventura statunitense e mondiale nel romanzo ottocentesco americano ; anche l’indagine di Moby è destinata a continuare a rincorrersi senza soluzione di continuità, incosciente come la balena o la furia del capitano, di ciò che rappresentava per la sua generazione.
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