

Nel 2010 nasce il blog Man Repeller, un piccolo prodotto di nicchia, ma nuovo, fresco, divertente e innovativo. Nel giro di pochissimi mesi se ne inizia a parlare non solo sulle riviste del settore ma persino sul New York Times.

Leandra Medine, la fondatrice del blog, trend-setter con una laurea in giornalismo nel cassetto, fa diventare Man Repeller uno dei nomi di punta dell’industria della moda.
C’era una volta il 2010…
Immaginate un mondo non solo senza Instagram e Tik Tok ma anche con una scarsissima diffusione di Facebook e Twitter e verrete catapultate nel 2010. In quel periodo, per noi ragazze attente alle tendenze e ai cambiamenti di moda e società, l’unico modo per informarsi è sfogliare la rivista Vogue. L’unico social è Pinterest e la nostra icona di riferimento è Alexa Chung. Sulle passerelle si impone lo stile minimale di Céline e la Commissione europea firma la “ Carta delle donne” a favore della parità di genere.
E’ il periodo in cui nascono i blog e il più originale è Man Repeller, di Leandra Medine, oggi Cohen.
Ma cosa ha di così innovativo?
E’ Rachel Strutgatz, migliore amica di Leandra, a inventare il nome durante un giro da Topshop. La giornalista di moda prende in giro Leandra perché sceglie solo abiti strani e anti-sesso. “Un paio di pantaloncini di jeans a cavallo basso che ricordavano un pannolino”, per esempio.
Uno stile, quello di Leandra, fondato soprattutto sull’ ironia e la voglia di liberarsi dallo stereotipo che associa il vestire con la seduzione. Indossare quello che vogliamo indipendentemente dagli uomini e dai loro desideri, lontane dai cliché sociali e stilistici fino ad allora imposti per apparire attraenti ai loro occhi.

L’esordio e il successo del blog
Il primo post del sito sui look più repellenti, dai pantaloni boyfriend agli harem pants, passando per gioielli “che ricordano un’armatura”, entra nella la storia.
Il sito diventa uno spazio in cui parlare di self-confidence, della scoperta e della valorizzazione di sé. La ricerca del proprio gusto e della propria estetica avviene senza il condizionamento del giudizio maschile.
Man Repeller ha una visione innovativa. Il blog anticipa quella nuova ondata di femminismo che sarebbe arrivato da lì a poco, a New York e poi nel resto del mondo.
I post propongono rapide e divertenti riflessioni grazie a uno storytelling raffinato e acuto.
Come capire quando un avocado è maturo, come vestirsi per un primo appuntamento, ovviamente in modo repellente o su quali jeans siano accettabili per una persona che si definisce adulta.
Tutto questo ci fa impazzire perché non si era mai visto nulla del genere.
Leandra ci conquista con la sua personalità dirompente. E’ auto-ironica, colta e racconta spesso e volentieri degli episodi della sua vita personale, persino delle uscite con i ragazzi.
Con le sue gambe lunghissime e magrissime, le borse sotto gli occhi e i capelli perennemente spettinati è molto lontana dal cliquè dell’influencer di moda.

Leandra appartiene a una delle famiglie più ricche della grande mela e, nonostante definisca il suo stile come un mix tra alto e basso, basta dare un’occhiata ai suoi look per accorgersi che di democratico non c’è nulla.
Quello che il suo sito ci infonde è un pò di sano menefreghismo che ci spinge a indossare dieci stampe diverse insieme, mettere capi dai colori sgargianti facendoci sentire un pò a Manhattan, il luogo in cui tutte avremmo voluto nascere.
Nessuna di noi pensa che il suo modello sia distante dalla realtà o diseducativo perché in quegli anni si ha ancora un’idea di moda aspirazionale e non identificativa.

Le critiche al blog e la chiusura
Ma cosa succede il 22 ottobre 2020?
Semplicemente: come annuncia Leandra Medine sulla sua pagina Instagram, il sito Man Repeller ( dopo una breve parentesi di tentato restyling in cui si era chiamato semplicemente Repeller) viene chiuso.

Perché?
Tutto ha inizio quando Leandra Medine finisce nel mirino del #Blm per aver licenziato un’ impiegata di colore all’inizio della pandemia. E dopo un momento di riflessione, ammette di aver sbagliato e lascia le redini del sito da milioni di clic al suo staff.
Ma al di là di questo episodio, quale è stato l’errore di Leandra?
Forse non essersi adeguata al grande cambiamento che sta attraversando socialmente l’America post me-too.
Essere rimasta attaccata alla sua figura poco inclusiva di bianca-magra-privilegiata l’ha resa ostile alle stesse donne che l’avevano eletta a paladina della loro libertà.
Le proteste e la discussione sul razzismo sistemico hanno provocato scossoni, e molte teste, tra cui quella spettinata della Coehn, sono cadute.

Tutto riconducibile a una questione di punti di vista che si evolvono e cambiano a seconda della nostra età e del contesto sociale che muta intorno a noi e che sempre di più sta diventando imprescindibile. Certe cose che sembravano innocue anni fa, adesso riusultano sessiste e cariche di intolleranza.
Anche la serie Friends per esempio, è giudicata dai millenials che la stanno riscoprendo su Netflix omofoba, sessista e viene criticata perché ha solo protagonisti bianchi.
Eccesso di politicaly correct? Mancanza di ironia? Forse la scoperta di nuovi punti di vista che prima non venivano considerati.
Come dice Leandra “All’inizio della mia carriera, quando il mio stipendio copriva a malapena l’affitto e l’elettricità e mi ci sono voluti sei mesi per potermi comprare una borsa PS1, ho spesso messo in dubbio la mia decisione. Ma guardando indietro di 10 anni, non cambierei nulla. Ho avuto il miglior punto di vista in assoluto”.
Ma in dieci anni, il mondo intorno a lei è cambiato.
P.S. Se siete nostalgiche, potete seguire il profilo Instagram Old Man Repeller che ripropone i post e gli outfit più repellenti di Leandra Medine.
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