Nell’appuntamento del Metropolitan Today di oggi ricordiamo l’attacco a Pearl Harbor. Nella prima fase della II Guerra Mondiale, mentre i paesi dell’Europa lottavano per impedire l’occupazione dei propri territori da parte delle forze naziste, il Giappone approfittava dell’occasione per espandere il proprio impero, con l’intenzione di metter le mani sulla Malesia, la Birmania, l’Indocina e l’Indonesia. Ciò avrebbe permesso al Giappone di svincolarsi dall’embargo di materie prime da parte degli Usa.
Nell’estate del 1940 i nipponici proposero a olandesi, francesi e inglesi una serie di concordati. Gran Bretagna e Paesi Bassi però rifiutarono le proposte giapponesi mentre la Francia concesse alcune basi in Indocina. Le concessioni ottenute non bastarono a soddisfare le pretese dei giapponesi. Si riaprirono così i negoziati con gli USA. Ma il 28 maggio 1941 si creò un’ulteriore forte rottura nei già critici rapporti tra le due potenze. Washington infatti inasprì nuovamente le misure restrittive bloccando totalmente le esportazioni di petrolio al Giappone.

L’attacco a Pearl Harbor
Si arrivò così al 26 luglio quando Roosevelt congelò i fondi giapponesi attuando l’embargo totale. Lo stesso giorno i britannici ruppero le relazioni diplomatiche e gli olandesi aderirono al blocco. Benché l’imperatore Hiroito ed il primo ministro, volevano pacifici negoziati, il “partito della guerra“, con al capo il generale Tojo Hideki, puntava all’annientamento degli oppressori americani. In quei mesi Yamamoto sviluppò in gran segreto un piano audace e temerario. Il progetto prevedeva di colpire la flotta americana a Pearl Harbor prima che potesse ostacolare le loro intenzioni di conquista in Asia. Questo gli avrebbe permesso poi di riaprire, con posizioni di forza, i negoziati con gli USA.
Il 7 dicembre 1941, alle ore 21, sei portaerei giapponesi dotati di 392 apparecchi, 2 corazzate, due incrociatori pesanti, un incrociatore leggero, 16 cacciatorpediniere, e 27 sommergibili di cui cinque nani fecero rotta verso Pearl Harbor dove si trovava una delle più importanti basi navali militari degli Stati Uniti. Un solo attacco, della durata di due ore bastò per annientare e la potente macchina da guerra americana. Il bilancio fu tragico. Ci furono 2117 morti e 1200 feriti. Il giorno dopo il presidente Roosevelt annunciò alla nazione l’entrata in guerra dell’America.
di Loretta Meloni





