Paolo Calabresi Marconi ed Alessia Marcuzzi sono sempre stati una bellissima coppia che tuttavia ha dovuto fare i conti qualche tempo fa con una crisi davvero molto importante che avrebbe potuto mettere a serio rischio il loro grande amore che va avanti ormai da tantissimi anni.

Il motivo va ricercato nel fatto che, secondo Dagospia, la fine del matrimonio tra Belen Rodriguez e Stefano De Martino andava ricercata proprio nel fatto che la showgirl argentina avrebbe trovato dei messaggi “compromettenti” tra la conduttrice de Le Iene e l’ex Amici.

E’ davvero così oppure no? Il tutto sembra essere stato smentito da tutte le parti ma allo stesso tempo il matrimonio tra i due era stato seriamente messo in crisi. Oggi è tutto superato oppure no?

Paolo Calabresi Marconi ed Alessia Marcuzzi oggi hanno superato il loro momento di crisi davvero molto importante che necessariamente hanno avuto grazie alla forza del loro grande amore.

Allo stesso tempo, però, il loro amore oggi è più forte di prima. Quest’oggi lei sarà ospite da Silvia Toffanin nel talk show di Verissimo in cui avrà l’opportunità di raccontare questo e molto altro e siamo sicuri che non mancheranno le sorprese a riguardo: sicuramente scopriremo un lato davvero diverso e per certi versi nascosto del loro grande amore che, però, adesso può continuare sereno.

Chi è Paolo Calabresi Marconi

Paolo Calabresi Marconi è un produttore televisivo, proprietario della casa di produzione (specializzata nella realizzazione di spot televisivi per il piccolo schermo) Buddy Film. A renderlo noto al pubblico, tuttavia, è stato il matrimonio con Alessia Marcuzzi: i due sono convolati a nozze l’1 dicembre 2014 sulle Costwolds Hills, colline site in Gran Bretagna a est di Oxford, con una cerimonia super segreta e blindata. Paolo e Alessia si conoscevano da oltre vent’anni, quando si sono scoperti innamorati. Deciso e sicuro di sé, di lui la Marcuzzi ha detto: «È l’amore della maturità, della consapevolezza. Sarebbe un papà meraviglioso e vorrebbe tanto un figlio, ma è il primo a dirmi che dobbiamo aspettare».