L’espressione Eppur si muove attribuita a Galileo Galilei durante la Santa Inquisizione è diventata, nel tempo, iconica. Nel nuovo appuntamento della rubrica Parole dal Mondo, storia e origine di un celeberrimo modo di dire.
Eppur si muove, la vera storia della celeberrima espressione
Nonostante si dica che la famigerata frase, Eppur si muove, debba la sua origine a Galileo Galilei, la storia non conferma questa attribuzione. La leggenda vuole che lo scienziato, uscendo dal tribunale della Santa Inquisizione nel 1633, pronunciò la celebre locuzione Eppur si muove. Galilei, infatti, fu costretto ad abiurare le sue teorie astronomiche sull’eliocentrismo in quanto sosteneva, come già Copernico, che fosse la Terra a ruotare intorno al Sole, e non di certo il contrario. Così, riferendosi ai giudici, si espose affermando:
“Con cuor sincero e fede non finta, abiuro, maledico e detesto li suddetti errori et heresie”.
Aggiungendo, in riferimento alla Terra, mentre stava per andar via:
“Eppur si muove”.
In realtà è, appunto, un’attribuzione fallace. La celebre espressione appare per la prima volta in un quadro risalente al periodo tra il 1643 e il 1645. La paternità dell’opera in questione, si deve al pittore spagnolo Bartolomé Esteban Murillo; fra i maggiori esponenti della pittura barocca del tempo. In seguito, è il critico letterario e poeta Giuseppe Baretti a ricordare l’espressione attribuendola a Galilei. Baretti, nel tentativo di ricostruzione della vicenda, scrive nel 1757 una bibliografia sugli autori italiani, The Italian Library, la cui pubblicazione avviene a Londra. L’obiettivo di Baretti era evidenziare l’atteggiamento repressivo e contraddittorio della Chiesa Cattolica di quel periodo.
Fonti bibliografiche sull’invenzione dell’aneddoto in difesa dello scienziato
Eppur si muove è quindi un curioso aneddoto che Baretti inventa di sana pianta in difesa dello stesso Galileo Galilei. Beretti scrive in sua difesa:
«Questo è il famoso Galileo, che fu sottoposto all’inquisizione per sei anni, e torturato per aver detto che la terra si muoveva. Quando fu liberato, egli alzò lo sguardo al cielo e giù verso terra e battendo il piede, con animo contemplativo disse: Eppur si move; ossia, tuttavia si muove, intendendo la terra.»
Galilei aveva infatti cercato di sperimentare la Teoria Copernicana, difendendola nel suo noto trattato Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo. Con l’invenzione di questo aneddoto, Beretti auspicava di difendere la dignità intellettuale dello scienziato, costretto dalla Santa Inquisizione all’atto di abiura.
Pare, tuttavia, che la condanna dell’Inquisizione giunse principalmente per l’atteggiamento vanaglorioso di Galileo e per il tradimento all’allora Papa Urbano VIII. La Chiesa non respinse totalmente le teoria sull’eliocentrismo; semplicemente non ritenne che le prove fossero sufficienti per approvarla.
Stella Grillo
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