Kazimir Malevich è stato un pittore, insegnante e urbanista russo, poi sovietico, di origini polacche. A cavallo della fine dell’Ottocento ed inizi Novecento, Kazimir Malevich fu pioniere dell’astrattismo geometrico e fondatore del suprematismo, un’avanguardia artistica.

Il suprematismo di Malevich

All’Ultima Mostra Futurista 0.10, che si tenne a Pietrogrado nel 1915, Malevič lanciò il suprematismo, una nuova forma di fare arte, da lui ideata. Nel 1919 studiò applicazioni tridimensionali del suprematismo con modellini architettonici e ben presto ebbe la fortuna di essere appoggiato in tali esperimenti. Difatti, negli anni successivi alla rivoluzione bolscevica (1917) Malevič e altri artisti dell’avanguardia ricevettero sostegno dal governo sovietico e ottennero alti incarichi nel campo amministrativo e nell’insegnamento dell’arte. 

Per suprematismo Malevich intendeva la supremazia della sensibilità pura nell’arte. Dal punto di vista dei suprematisti, le apparenze esteriori della natura non offrivano interesse perchè solo la sensibilità era essenziale. L’oggetto in sé non significa nulla. Questo nuovo “grado zero” dell’arte vedeva ora un mondo oggettivo che svaniva in quella che l’autore chiamava “non oggettività”. Le opere d’arte diventavano così non opere di pensiero ma puri prodotti di meditazione e puri oggetti di contemplazione. Possono essere definite le vere icone del nuovo modo di sentire il mondo.

La corrente suprematista può essere intesa in due distinte epoche. La prima, il Suprematismo Meccanico, va dal 1913 al 1915, ed appartiene al periodo cubo-futurista, mentre la seconda, il Suprematismo Cosmico, vede il suo manifesto apparire nel 1915.

Per una serie di circostanze non si conosce ancora bene la completa linea di pensiero del Suprematismo. Alcuni scritti di Malevič non sono stati ancora tradotti, altri lo sono in maniera inesatta e confusa. I suoi quadri e i documenti sono rimasti custoditi in cantine, inaccessibili o non pienamente accessibili fino ad ora.

Il concetto di pigrizia teorizzato da Malevich

Non sarà la bellezza, bensì la pigrizia a salvare il mondo. Andrà davvero così, come teorizzava un secolo fa Kazimir Malevich? Nel 1921, l’artista scrive La pigrizia come verità effettiva dell’uomo. Come ogni opera teorica, anche questa è debitrice delle circostanze storiche in cui è stata prodotta. La chiamata a un nuovo modo di sentire il mondo era arrivata a Malevič da un cambiamento profondo, destinato a modificare meccanismi di produzione e di relazione: la Rivoluzione d’ottobre. Per Malevič né capitalismo né il marxismo-leninismo potevano consentire la nascita di un uomo nuovo. Eravamo in uno di quegli snodi della storia in cui le forme economiche e sociali, così come le visioni politiche, devono fare i conti con una sorta di “grado zero” e immaginare le formule di funzionamento di un nuovo mondo.

Il termine pigrizia è da intendere come “non-attività”. Non vale qui la contrapposizione latina di Otium-Negotium, perché l’Otium è una categoria connessa al pensiero, e in Malevich tutto ciò che è “coscienza” è sempre visto con diffidenza. Nella pigrizia o non-attività di Malevich non è indicata la vita contemplativa in contrapposizione a quella lavorativa. La non-attività nella vita, per Malevich , corrisponde alla non-oggettività in arte.

Queste le parole dello stesso autore a riguardo:

[…] “La pigrizia è la madre di tutti i vizi”, è così che l’umanità, di qualunque parte del mondo, ha stigmatizzato questa particolare attitudine dell’uomo. Questa accusa contro l’inazione mi è sempre sembrata ingiusta. Per quale motivo il lavoro è così portato sugli allori, lodato e persino glorificato, e l’indolenza inchiodata al palo? Perché i pigri nel loro insieme sono coperti di obbrobrio, marcati da un sigillo di infamia, mentre qualunque lavoratore è votato alla gloria, agli onori, alle ricompense? Ho sempre pensato che dovrebbe essere esattamente al contrario: il lavoro dovrebbe essere maledetto, come ci insegnano le leggende sul paradiso, mentre il non fare dovrebbe essere lo scopo essenziale dell’uomo. […]

Francesca Orazi

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