Resuscitano azioni che si sperava non si dovessero mai più rivedere. L’Ucraina diventa un luogo di genocidio tra stupi, fosse comuni, e uomini uccisi alla nuca con le mani legate.

Per l’Ucraina i russi come “Assassini e Macellai”

Continua il conflitto che sta distrugendo la nazione ucraina. Le popolazioni e le città assediate stanno lottando sempre di più per la sopravvivenza contro le forze armate russe.

Alla luce di quanto sta accadendo, scene che si sperava non rivedere più purtroppo sono riappase.

Immagini atroci e video violenti sono state divulgati dalla nazione sotto attacco. Numerosi civili disarmati giustiziati in mezzo alla strada, bambini usati come scudi umani, stupri, donne uccise e calpestate dai carri armati e fosse comuni stanno occupando le strade ucraine.

A 30 chilometri dalla capitale e vicino alla città di Irpin, Bucha diventa vittima di numerose atrocità e violenze.

A confermare e raccontare quanto accade nella città ucraina è il sindaco di Bucha Anatoly Fedoruk, il quale aggiorna il mondo sulla base delle testimonianze dei cittadini e dei soldati ucraini.

20 uomini sono strati trovati in fila con le mani legate dietro la schiena e uccisi con colpo d’arma da fuoco sulla nuca, mentre 280 corpi sono stati trovati in fosse comuni.

Il sindaco ha commentato che questi uomini sono stati trattati dai russi in modo disumano.

Ad intervenire è il presidente ucraino Zalensky, il quale accusa Mosca di compiere un genocidio.

Egli inoltre, in un commento rivolto alle madri dei soldati russi, aggiunge: “Guardate che bastardi avete cresciuto: assassini, saccheggiatori, macellai“.

Il The Guardian racconta sulle base di diverse testimonianze, che diversi soldati russi avrebbero usato i bambini come “scudi umani” per proteggere i loro spostamenti.

Notizie di stupri sono giunte al consigliere di Zelensky, Sergey Nikiforov, e l’ambasciatrice britannica, Melinda Simmons, ha accusato l’esercito russo di usare lo stupro come arma militare.

Le donne sono state violentate davanti ai loro figli, le ragazze davanti alle loro famiglie, come atto di riduzione in schiavitù

Rebecca-Asia Spadon

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