Benvenuti nell’universo narrativo di StoryLine. Abbiamo dedicato il nostro racconto di questa settimana alla vicina Pasqua. Per realizzarlo ci siamo ispirati ad un simbolo pasquale come l’ulivo e ad una figura dei vangeli come Simone di Cirene.

Quella mattina di Pasqua sembrava promettere apertamente un nuovo futuro. Simone aveva intenzione di godersi a pieno il sole per questo uscì per andare alla piccola radura antistante al casolare in cui si era rifugiato. In mano aveva un ramoscello d’ulivo che tanto gli ricordava quella pace che forse aveva faticosamente raggiunto. Simone cominciò a sentire il peso della stanchezza dei giorni trascorsi e l’attesa dell’arrivo di un caro amico. Ricominciò a pensare a quando si erano conosciuti mentre un muro di drammatici ricordi riprendeva corpo nella sua mente. Ora era là in quella maledetta auto dove tutto era iniziato.

L’ulivo e il fantasma

La Quinta Stazione della Via Crucis in cui si ricorda Simone di Cirene

Simone accarezzò il rametto d’ulivo si ricordò di quando tutto era iniziato e quando dopo mille lavoretti sporchi dietro a false promesse di potere e denaro era entrato nel clan più potente del suo territorio. Un vestito nuovo all’ultimo grido lo faceva sentire un tipo apposto e arrivato ma Simone ignorava che la vanità del potere mafioso ha un prezzo. Fu infatti chiamato per un’ultima prova d’onore per dimostrare il suo valore e la sua fedeltà ai capi. Si trovò per questo costretto a portare un uomo fuori città con l’inganno per farlo uccidere. Simone non fece una grinza non osando mettere in discussione il clan e ne mettere in pericolo la sua vita per una persona che nemmeno conosceva. L’unica cosa che sapeva e che non poteva tirarsi indietro.

Così la mattina seguente si ritrovò in auto con un ignaro accompagnatore. L’uomo era un certo Franco, un imprenditore che si era rifiutato di pagare il pizzo e aveva spinto altri colleghi a fare lo stesso. Quando poi si rese conto della situazione chiese pietà a Simone. “Sei giovane”, gli disse, “perchè vuoi macchiare la tua vita con il sangue?”. Simone però, roso dall’avidità di potere fu inamovibile, e Franco poco dopo morì ammazzato con due colpi di pistola. Per un primo momento sembrò tutto finito eppure Simone vedeva ancora Franco accanto a lui nella sua auto. Simone inizialmente attribuì questo solo alla stanchezza e alla forte pressione a cui si riteneva fosse stato sottoposto.

Succederà ancora

Nei giorni seguenti Simone non pensò più alla morte di Franco ma si buttò anima e corpo a compiacere i suoi campi mentre i soldi continuavano ancora ad annebbiargli la vista . Poi il giorno di Giovedì Santo mentre tornava a casa accadde qualcosa di inaspettato. Rivide Franco seduto sulla porta di casa ad attenderlo. “Non mi fai entrare”, disse a Simone. “Tu non esisti rispose, sei solo frutto della mia mente e di qualche sniffata di troppo che ho fatto”, gli rispose. “La verità è che se continui così succederà ancora “, disse Franco ammonendo Simone”. “Cosa?”, rispose senza la minima paura. “Che ti chiederanno di uccidere ancora”. Simone non rispose chiudendo la porta in faccia a Franco e continuando a pensare solo alla sua stanchezza.

Il giorno seguente invece Simone venne chiamato dai suoi capi per un altro lavoro di fiducia con cui sbarazzarsi di un altro impedimento. Simone si preparò come sempre ad obbedire finchè i dubbi e la paura non cominciarono ad offuscare le sue certezze. Si trattava questa volta di far sparire un bambino che aveva visto cose che non avrebbe dovuto. Simone salì in auto nervosissimo mentre tutto intorno la gente si preparava alla processione del Venerdì Santo. “Non avere paura”, disse Franco apparendo in quell’istante con un ramoscello d’ulivo, “vedi questo ulivo non si è piegato ai soldati romani quando volevano realizzare una croce con il suo legno così anche tu puoi non macchiarti di un crimine e salvare quel bambino”. Simone si voltò ma Franco era già sparito lasciando al suo posto il ramoscello d’ulivo ed una nuova via da poter scegliere.

Epilogo

Simone ritornò al presente mentre Fianco gli sfiorava le spalle. “Devo andarmene adesso gli disse ma un giorno ci rivedremo se ti farai guidare sempre dal cuore”. “Franco”, esclamò Simone piangendo. “Perchè piangi?” , gli chiese un piccola voce a fianco a lui. Era il bambino che avrebbe dovuto mandare a morire e che invece aveva nascosto con se. Accanto a lui c’erano due poliziotti venuti a riportarlo a casa e ad arrestare Simone. Questi passò il ramoscello d’ulivo al bambino e ripose: “Niente piccolo è solo per un amico che sene andato però mi ha lasciato una cosa importante”. “Cosa?”. “Una nuova vita”.

Stefano Delle Cave

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