Oggi, 1° maggio Ricky Tognazzi compie 67 anni. Attore, regista e produttore cinematografico italiano, figlio dell’attore Ugo Tognazzi e dell’attrice Pat O’Hara. Grazie al padre prende parte a molte produzioni cinematografiche sin da piccolo. Studia prima nel Regno Unito, poi al DAMS di Bologna. Tra i suoi grandi successi ricordiamo “La famiglia di Ettore Scola” e “Maniaci sentimentali” di Simona Izzo, regista poi diventata sua moglie.
Dopo aver terminato gli studi, Ricky Tognazzi iniziò a lavorare come aiuto regista per Luigi Comencini, oltre che mettersi alla prova come attore in commedie quali: “Dove vai in vacanza?” del 1978, e “La tragedia di un uomo ridicolo” nel 1981 di Bernardo Bertolucci. Nella prima metà degli anni Ottanta si dedica all’attività di attore, collezionando grandi e piccoli ruoli: è Don Valerio nella commedia “Madonna che silenzio c’è stasera” con Francesco Nuti. Accanto al padre Ugo, recita in “Il petomane” nel 1983, film di Pasquale Festa Campanile, per poi lavorare al fianco di Sophia Loren in “Qualcosa di biondo”.
La carriera di Ricky Tognazzi: davanti e dietro la cinepresa
Attore specializzato in personaggi complessati e introversi. Oltre alla recitazione, Ricky Tognazzi ha dimostrato di essere un ottimo regista che spazia dal melodramma alle opere di impegno civile, sorprendendo spesso la critica. Realizza il drammatico “Ultrà” nel 1991, sguardo attento delle dinamiche da stadio, presentato e premiato a Berlino. Il film crudo e coraggioso, dipinge in maniera molto realistica, il mondo assurdo del tipico fanatico da stadio. All’epoca delle proiezioni in sala, il film venne contestato da molti tifosi perché giudicato non conforme alla realtà.
Claudio Amendola, attore che ha preso parte in questo film, fu costretto a circolare per un breve periodo sotto protezione perché minacciato, colpevole di aver interpretato un ultrà che si recava in curva armato con una piccola arma da taglio. Questo film evidenzia l’ottusità del tifoso violento in generale, il quale sfrutta l’occasione di confusione per fomentare gli scontri.
La filmografia riflessiva: la mafia
La sua filmografia si evolve nel tempo e prende una svolta in chiave più riflessiva. Si occupa di mafia in “La scorta” nel 1993 per il quale ha vinto il premio come miglior regia al David di Donatello. La storia di team di carabinieri che proteggono un magistrato inviato a Marsala in sostituzione di un collega ucciso dalla mafia. Uomini che ogni giorno mettono a repentaglio la propria esistenza per difendere la giustizia. Il film è ispirato alla storia vera del giudice Francesco Taurisano e degli uomini della sua scorta.
Ripercorre le tappe della vita di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino in “I giudici” nel 1998, film di produzione americana HBO. Periodo allora molto vicino ai fatti realmente accaduti che scossero i ricordi degli spettatori di quegli anni. La storia di Falcone e Borsellino è raccontata da Ricky Tognazzi per la tv americana, con l’obiettivo di rinfrescare la memoria di chi quei momenti li ha vissuti e per informare le generazioni future.
Stile narrativo
Ricky Tognazzi riesce a confrontarsi con due mondi ben distinti: quello davanti la cinepresa in cui indossa la maschera della commedia, e quello dietro di essa, in cui trasporta lo spettatore in storie reali, senza far ricorso all’artificio. La proposta del regista è quella di trasmettere e far riaffiorare i ricordi di tutte quelle storie vicine al vissuto dell’individuo, che hanno condizionato anni bui della storia e che ancora oggi purtroppo, ne sentiamo parlare.
Silvia Colaiacomo





