La conosciamo per ruoli da diva come la sofisticata Holly in “Colazione da Tiffany” o la principessa Anna in “Vacanze romane“, ma non tutti sanno dell’impegno umanitario che l’ha vista protagonista per buona parte della sua vita. Negli anni settanta e anni ottanta Audrey Hepburn apparve sempre più raramente sul grande schermo però forte era il suo impegno umanitario che la coinvolgeva, tanto da ricevere nel 1988 la nomina come ambasciatrice ufficiale dell’UNICEF.
Da quel momento fino alla sua morte non smise di dedicarsi e aiutare i più deboli con dedizione venendole riconosciuti altri premi come la Medaglia presidenziale della libertà nel 1992 e l’anno successivo il Premio umanitario Jean Hersholt. Le sue parole risuonano ancora forte oggi, nel giorno del suo compleanno e rimandano ai principi del suo impegno: ‘Aprite le vostre braccia per stringere il maggior numero di bambini, amarli e proteggerli come se fossero vostri’.
Le missioni umanitarie a cui prende parte Audrey Hepburn
La prima missione umanitaria avviene sul campo in Etiopia, paese allora stravolto da anni di siccità e di guerra civile che avevano causato una terribile carestia. In pochi anni ha effettuato per l’UNICEF una serie di missioni sul campo in Turchia, Venezuela, Ecuador, Guatemala, Honduras, El Salvador, Messico, Bangladesh, Thailandia, Vietnam e Sudan. I progetti che l’hanno coinvolta hanno cercato di raggiungere importanti obbiettivi come vaccinare, proteggere e fornire acqua e servizi igienico sanitari a bambini poveri, sfollati e malnutriti.
L’ impegno di Audrey Hepburn a favore dei più vulnerabili non si è interrotto neanche nel corso dell’ultimo periodo di vita, durante la malattia, quando ha continuato a incontrare i bambini più vulnerabili in altre diverse missioni sul campo in Somalia, Kenya, Regno Unito, Svizzera, Francia e Stati Uniti. Colpisce la storia di una diva che nonostante il successo l’abbia portata nell’olimpo di Hollywood allo stesso tempo ha speso tempo ed energie nell’aiutare con azioni concrete chi viveva in un condizione di povertà assoluta.
Francesca Agnoletto





