Secondo un documento pubblicato da Politico, la Corte Suprema degli Stati Uniti è favorevole ad annullare la storica sentenza Roe v Wade del 1973 che quasi mezzo secolo fa, legalizzò l’aborto a livello nazionale. Biden è totalmente contro la Corte e sottolinea quanto sia fondamentale il diritto di scelta delle donne.
La Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe revocare il diritto all’aborto
La Corte Suprema degli Stati Uniti potrebbe revocare il diritto all’aborto, in vigore nel Paese dal 1973: almeno a guardare la bozza di parere espresso proprio dalla massima istanza giudiziaria statunitense. E’ tutto nato da un documento, pubblicato da Politico, che suggerisce che la massima corte statunitense è favorevole al ribaltamento della sentenza Roe v Wade che, quasi mezzo secolo fa, legalizzò l’aborto a livello nazionale.
La fuga della notizia sarà un evento sismico non solo per la Corte Suprema ma anche per la politica statunitense, che propri in autunno affronta le elezioni di midterm, in cui i Democratici e l’amministrazione Biden rischiano una sonora sconfitta.
Biden è intervenuto subito contro la Corte Suprema e il diritto d’aborto
Il presidente Joe Biden è intervenuto subito con un comunicato ufficiale sul sito della Casa Bianca a difesa della libertà di scelta delle donne sulla questione dell’aborto. Biden è contro la Corte ed ha invitato il Congresso ad approvare una legge che codifichi il diritto all’aborto anche se la Corte Suprema revocherà la storica sentenza, ma ha implicitamente riconosciuto che i Democratici hanno bisogno di più voti per riuscirci.
Il presidente sottolinea:”Poco dopo l’emanazione della legge del Texas SB 8 e di altre leggi che limitano i diritti riproduttivi delle donne, ho incaricato il mio Consiglio per la politica di genere e l’ufficio del consulente legale della Casa Bianca di preparare opzioni per una risposta dell’amministrazione al continuo attacco all’aborto e ai diritti riproduttivi, in una varietà di possibili esiti nelle cause pendenti dinanzi alla Suprema Corte. Saremo pronti quando verrà emessa qualsiasi sentenza”.
Inoltre, ha invitato gli elettori a eleggere altri sostenitori del diritto all’aborto: “Spetterà agli eletti a tutti i livelli proteggere il diritto di scelta di una donna. E spetterà agli elettori scegliere funzionari pro-choice a novembre”.
La bozza è stata filtrata alla stampa da qualcuno interessato ed ovviamente lo scoop ha messo in subbuglio il Paese, tanto che gli stessi vertici redazionali di Politico si sono sentiti in dovere di intervenire: “Dopo un ampio processo di revisione, siamo fiduciosi dell’autenticità della bozza”.
Il documento sembra fotografare che la maggioranza dei giudici sia favorevole a limitare il diritto all’aborto
E’ di fatto semplicemente sorprendente che sia affiorato il documento. E’ un’azione che rappresenta una violazione importante e probabilmente senza precedenti nella riservatezza di un tribunale, che è già accusato di subire una crescente politicizzazione. Bollato come ‘prima bozza’, il documento sembra fotografare il fatto che la maggioranza dei giudici sia favorevole a limitare il diritto all’aborto e dunque privare milioni di donne di quel diritto.
Nella più alta istanza giudiziaria del Paese siedono sei giudici conservatori e tre liberali: tutti e tre i giudici scelti dall’ex presidente Donald Trump, ovvero Neil M. Gorsuch, Brett M. Kavanaugh e Amy Coney Barrett. Il giudice è Samuel A. Alito Jr., indicato come l’autore del documento, e a Clarence Thomas, avrebbero accettato di revocare il diritto all’aborto.
Nel documento si legge: “È tempo di rispettare la Costituzione e di restituire la questione dell’aborto ai rappresentanti eletti del popolo” ma trattandosi di una bozza, la decisione potrebbe ancora cambiare e un verdetto ufficiale non è atteso prima di giugno. Sicuramente è inevitabile che il dibattito si infiammi sin d’ora anche solo a partire dalla fuga di notizie: una ‘leak’ che spingera’ i Democratici a intessere la campagna elettorale, non solo sull’Ucraina, ma anche sulla tutela del diritto all’aborto, per sollecitare la base, galvanizzarla e portarla alle urne.
Poche ore dopo le parole di Biden e la fuga della notizia dei manifestanti si sono radunati fuori la Corte Suprema
Le parole di Biden sono molto dirette: “La mia amministrazione ha sostenuto con forza davanti alla Corte la difesa della sentenza ‘Roe vs Wade’. Abbiamo detto che Roe si basa su una lunga serie di precedenti che riconosce il concetto di libertà personale del quattordicesimo emendamento contro l’interferenza del governo in decisioni intensamente personali. Credo che il diritto di scelta di una donna sia fondamentale, Roe è legge del paese da quasi cinquant’anni e l’equità di base e la stabilità della nostra legge esigono che non venga ribaltata”.
Poche ore dopo la fuga della notizia centinaia di donne dei movimenti pro choice si sono radunate fuori dalla Corte Suprema, in un’atmosfera che era un misto di rabbia e lutto.
E’ stato constatato che l’aborto è legale negli Stati Uniti da quando la Corte Suprema ha stabilito nel 1973 che lo Stato non ha il diritto d’intervenire nella decisione di una donna sulla sua gravidanza. Nell’ultimo decennio, numerosi Stati a guida conservatrice hanno approvato regole che violano palesemente tali parametri, con l’obiettivo di convincere la Corte Suprema a rivedere e ribaltare la sentenza.
La legge Roe v Wade è da tempo nel mirino della Corte perché già il Mississippi ne chiede il ribaltamento. Nella bozza di parere, Alito scrive che “la Costituzione non fa alcun riferimento all’aborto e nessun diritto del genere è implicitamente tutelato da alcuna disposizione costituzionale”. Inoltre, sottolinea che bisogna restituire la questione dell’aborto ai rappresentanti del popolo e dre ascolto alla costituzione. Ciò vuol dire che i singoli Stati potrebbero scegliere da soli quanto limitare l’accesso all’aborto: diversi Stati sono già pronti ad attuare limiti estremi o divieti assoluti, infatti tredici hanno già approvato le cosiddette leggi ‘trigger’ che vieterebbero automaticamente l’aborto se Roe fosse annullata.
Questa novità diventerebbe un feroce campo di battaglia politico nel bel mezzo di un anno elettorale, ma sopratutto al posto di andare avanti nel progresso dei diritti umani risulterebbe un grande passo indietro contro il diritto di scelta delle donne in una situazione che è del tutto personale.
Valeria Muratori





