Sono 66 le persone finite nel mirino della Dia nell’inchiesta sugli appalti delle ferrovie contro il clan dei Casalesi, tra questi in carcere troviamo Nicola e Vincenzo Schiavone.
Nicola e Vincenzo Schiavone in carcere
Preziosi gemelli d’oro Cartier da 600 euro, stipendi di mille euro mensili, soggiorni da oltre 9mila euro in costiera sorrentina, con tanto di prestazioni accessorie, e anche promozioni. Questi sono i regali che gli ex dirigenti di RFI avrebbero ricevuto in cambio di appalti finiti alle imprese ritenute colluse con il clan dei Casalesi.
Sono state sequestrate una villa a Baia Domizia e decine di società sparse in tutta Italia nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti, in odore di camorra, affidati dalle Ferrovie ad imprenditori collegati alla famiglia Schiavone di Casal di Principe.
Sono 66 le persone finite nel mirino della Dia nell’inchiesta contro il clan dei Casalesi, due delle quali decedute nel corso delle indagini. Trentacinque, invece, le ordinanze firmate dal giudice per le indagini preliminari Giovanna Cervo tribunale di Napoli: per 17 si sono aperte le porte del carcere; per altri 17 indagati sono stati disposti i domiciliari; per un altro, invece, c’è stata la misura meno afflittiva dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Tra questi troviamo imprenditori ritenuti in affari con la fazione Schiavone della mafia casalese, tutti «colletti bianchi» del clan e dirigenti all’epoca dei fatti di Rete Ferroviaria Italiana.
Tra gli appalti finiti nelle mani di ditte riconducibili al clan, figura anche quello di Rfi riguardante le centraline di sicurezza e della pavimentazione stradale. L’indagine è stata coordinata dalla Procura di Napoli mentre i provvedimenti sono stati notificati dai carabinieri di Caserta, dalla DIA di Napoli e dal NIC del DAP. Eseguito anche un sequestro di beni per 50 milioni di euro nei confronti di alcuni indagati. Sono stati contestati, a vario titolo, estorsione, intestazione fittizia di beni, turbativa d’asta, corruzione e riciclaggio, aggravati in quanto commessi per agevolare un’organizzazione mafiosa.
Tra gli arrestati troviamo anche Nicola Schiavone, il fratello Vincenzo e Dante Apicella, già coinvolti nel maxiprocesso ai Casalesi Spartacus e almeno dagli annì 80 nel clan con funzioni direttive. Erano proprio loro ad accaparrarsi appalti pubblici garantendo così la sopravvivenza a un’organizzazione mafiosa «debilitata» dall’azione di forze dell’ordine e magistratura. In maniera piu specifica, Nicola e Vincenzo Schiavone, sono ritenuti i prestanome e soci di lungo corso del capo del capoclan Francesco “Sandokan» Schiavone, di cui sono cugini; per anni hanno foraggiato la famiglia malavitosa.
Quando i rubinetti si sono chiusi, sono poi maturate le collaborazioni con la giustizia, come quella del figlio di Sandokan, Nicola. Ai domiciliari troviamo anche l’avvocato Matteo Casertano per rivelazione di segreti sull’indagine Dda al cugino imprenditore D.V., anche lui arrestato, il quale, a sua volta, le avrebbe passate al 68enne Nicola Schiavone. Sotto la stessa accusa per il bancario troviamo Francesco Chianese, interdetto dall’attività per sei mesi, che per primo avrebbe avuto notizia dell’indagine rivelandola a D.V.
Valeria Muratori





