Beatrice Cenci, nobildonna italiana, nasce a Roma il 6 febbraio 1577. In occasione del giorno della sua nascita celebriamo la sua figura per non dimenticare il coraggio che l’ha contraddistinta: si è vendicata degli oltraggi subiti dal padre violento e dissoluto andando eroicamente incontro alla morte. Beatrice, rinchiusa per anni nel castello a Petrella Salto, capisce che ogni tentativo di opporsi è vano, non c’è un futuro per lei e che l’unica possibilità che ha per garantirsi un’esistenza serena è quella di uccidere il padre, in quanto la legge ingiusta dell’epoca non tutela chi è vittima di violenza ed è sempre dalla parte del carnefice.
Così organizza l’assassinio e una volta scoperta, viene giustiziata per parricidio a Roma l’11 settembre 1599, dinanzi al risentimento di tutto il popolo. Nel corso del tempo ha assunto il ruolo di eroina popolare per essersi ribellata alla crudeltà del padre, tentando di riprendersi la vita che le spettava. Non possiamo non vedere il parallelismo di questa terribile e triste vicenda con quelle dei nostri tempi. Ogni giorno ci svegliamo e leggiamo di una donna uccisa dall’ennesimo “uomo” , che invece di accarezzarla come un delicato fiore affonda i suoi artigli per trascinarla nel baratro della morte. Raccontiamo questa vicenda con la speranza che sia da monito per tutti.
Accenni biografici di Beatrice Cenci

Beatrice Cenci nasce in una famiglia molto ricca e potente figlia di Ersilia Santacroce e del conte Francesco Cenci. Il nonno Monsignore Cristoforo Cenci appartiene ad una nobile casata molto antica, si arricchisce svolgendo l’attività di tesoriere della Camera Apostolica. Tutta la sua eredità va nelle mani del figlio Francesco, che fin da giovane mostra un’indole violenta e dissoluta. Alla morte della madre Beatrice insieme a sua sorella Antonina vengono affidate alle monache francescane presso il monastero di Santa Croce a Montecitorio.
Ambiente poco consono per 2 nobili, ma tuttavia coerente con le azioni del padre che risparmia quanto può su loro mantenimento, dilapidando la sua eredità in vizi e attività deplorevoli. Vivono 8 anni in un ambiente sereno e tranquillo lontano delle vessazioni del padre. La lieta parentesi dura troppo poco, perché ad attenderle a casa c’è l’uomo che distruggerà la loro vita. Infatti il padre le tormenta quotidianamente con molestie e violenze continue. A Roma il suo comportamento è noto a tutti: è avaro, irruento e incline ai vizi più abietti. Nel 1593 Francesco Cenci convola in seconde nozze con Lucrezia Petroni.
La richiesta di aiuto e l’esilio a Petrella Salto di Beatrice Cenci
Francesco Cenci viene accusato di sodomia e sottoposto ad un processo. Giudicato colpevole per evitare la pena di morte è costretto a pagare una cifra esorbitante e a scontare 3 mesi di carcere. I figli chiedono l’intercessione del papa Clemente VIII, affinché tolga l’amministrazione del patrimonio al padre e eviti la rovina di tutta la famiglia. Così il pontefice, Il quale è a conoscenza della condotto ignobile del padre, affida le rendite delle terre paterne ai figli. Inoltre Beatrice esausta per le continue angherie del padre, scrive una lettera a Pontefice nella quale implora di intervenire a suo favore chiudendola in un convento o trovandole un marito.
Clemente VIII organizza il matrimonio con un giovane nobile e obbliga il padre a pagarle una ricca dote. Francesco Cenci, impoverito dai debiti, reagisce con rabbia e si oppone categoricamente alle nozze. Dunque per evitare l’unione nel 1595 segrega Beatrice e la moglie Lucrezia sulla rocca di Petrella Salto in un piccolo castello con finestre e porte sprangate con solo un piccolo sportello dal quale passa il cibo. Beatrice, grazie all’aiuto di uno dei servi del padre che ha pietà di lei, manda una lettera ai fratelli e una allo zio. Sfortunatamente una arriva nelle mani del padre, che si precipita al castello e la picchia con ferocia.
L’omicidio di Francesco Cenci
Francesco si ammala e per sfuggire dai debitori si stabilisce anche lui sulla rocca. Ora che il loro aguzzino vive sotto il loro stesso tetto, le condizioni di vita diventano insopportabili. Ogni occasione è buona per tormentare Beatrice e la sua vita diviene un vero e proprio inferno sulla terra. Tutto questo alimenta il risentimento e l’odio di Beatrice nei confronti del padre tiranno e arriva a maturare l’idea che l’unico modo per salvarsi è uccidere Francesco Cenci. Organizza l’omicidio con l’aiuto dell’ex castellano Olimpio Calvetti, la matrigna Lucrezia, i 2 fratelli Giacomo e Bernardo e il maniscalco Marzio da Fioran.
Falliscono 2 volte: la prima volta provano a far commettere il delitto ad alcuni banditi locali che, una volta scoperte le eventuali conseguenze, si oppongono; la seconda volta provano ad avvelenarlo, ma Francesco, diffidente, fa assaggiare alla figlia il cibo e le bevanda a lui destinate. Allora decidono di ucciderlo mentre dorme simulando un incidente. La notte del 9 settembre 1598 Marzio e Olimpio uccidono a martellate Francesco Cenci durante il sonno. Per celare l’omicidio provano a rompere il pavimento per far precipitare il corpo al suolo senza riuscirci. Decidono di abbattere la balaustra di un balcone e di buttare il cadavere da lì, con la speranza che tutti credessero ad un incidente accidentale.
La verità vien sempre a galla
Dopo aver sepolto il padre velocemente tutti abbandonano il castello e tornano a Roma. I sospetti e i pettegolezzi del popolo suscitano le attenzioni delle autorità, che iniziano ad indagare sul reale svolgimento delle circostanze. I medici riesumano ed esaminano il corpo di Francesco Cenci e riscontrano che le ferite non risultano essere compatibili con la morte per caduta. A questo si aggiunge che sul luogo in cui viene rinvenuto il cadavere non c’è sangue e che la lavandaia di Beatrice ammette che ha lavato delle lenzuola sporche di sangue. L’insieme di questi elementi consente agli inquirenti di capire che la morte di Francesco Cenci non è stato affatto un incidente.
Una volta arrestati i responsabili, confessano uno dopo l’altro. Olimpio rivela subito l’omicidio e successivamente per evitare ulteriori testimonianze viene ucciso da un conoscente della famiglia Cenci. Anche Marzio confessa tutto e muore poco dopo per le ferite riportate durante la tortura. Beatrice e Lucrezia assistono alle torture, ma negano ostinatamente il loro coinvolgimento. Tuttavia quando Beatrice, Giacomo e Bernardo subiscono la tortura della corda ammettono l’omicidio.
La sentenza e l’esecuzione
Dopo la confessione dei coinvolti inizia il processo, vani sono i tentativi di alleggerire la posizione di Beatrice e il tutto si conclude con la condanna a morte degli imputati superstiti. I cardinali e i difensori invocano la clemenza del papa, che tuttavia resta fermo nella sua decisione: Beatrice e Lucrezia saranno decapitate e Giacomo squartato. Il pontefice decide di commutare solo la pena di Bernardo, in quanto ha soltanto 18 anni e non ha partecipato attivamente al delitto, però è costretto ad assistere all’esecuzione dei suoi cari e viene a conoscenza della commutazione della pena solo poche ore prima della scampata morte.
L’esecuzione dei 3 avviene l’11 settembre 1599 nella piazza di Castel Sant’Angelo a Roma. Ad assistere ci sono tantissime persone, che trovano anch’esse la morte per disparati motivi: alcune per insolazione, altre calpestate nella calca e altre ancora scivolano nel Tevere annegando. Durante gli attimi prima dell’esecuzione ci sono stati vari tentativi di modificare il corso degli eventi attraverso risse e tumulti, indice di una forte disapprovazione del popolo per la sentenza ratifica da Clemente VIII. Il popolo così è costretto ad assistere con dolore alla morte di una giovane donna, condannata da una legge ingiusta che non ha saputo tutelarla da un padre spregevole che avrebbe dovuto solo amarla e proteggerla e che invece la manda a morte per aver tentato invano di mutare il suo destino.
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Elisa Adamo





