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Il 21 gennaio 1871 Roma diventa la capitale del Regno d’Italia

La breccia di Porta Pia sancisce la presa di Roma e la sua annessione al Regno d’Italia, mette fine allo stato pontificio e il 21 gennaio 1871 la capitale d’Italia viene trasferita da Firenze a Roma. Fu un momento storico che delinea un profondo cambiamento e con esso la fine del potere da parte dei Papi. Viene così proclamata Roma capitale del Regno d’Italia, con la breccia nella cerchia delle mura Aureliane che dá inizio a una delle più imponenti esplosioni architettoniche della storia d’Italia.

Prima di Roma Capitale: dal Regno di Sardegna a quello d’Italia

Roma capitale
Roma Capitale del Regno d’Italia

Il 17 Marzo 1861 il Regno di Sardegna cade e nasce il nuovo Regno d’Italia, che controllava il Regno sabaudo e i territori conquistati con la seconda guerra d’indipendenza e la spedizione dei Mille di Giuseppe Garibaldi. Roma però faceva ancora parte dello Stato pontificio, infatti la prima capitale d’Italia fu Torino, che era già stata capitale del Regno di Sardegna. L’intento di fare di Roma capitale d’Italia viene messo in evidenza per primo dal Conte di Cavour. Infatti già ai tempi di Camillo Benso vi era una seria intenzione di giungere a Roma per farne la capitale, ancora prima dell’Unità d’Italia. L’11 ottobre del 1860, nel Parlamento del Regno di Sardegna, Cavour disse ” La nostra stella signori, ve lo dichiaro apertamente, è di fare che la città eterna, sulla quale 25 secoli hanno accumulato ogni genere di gloria, diventi la splendida capitale del Regno italico”.

All’epoca dei fatti però sia il cardinale Antonelli che il Papa Pio IX si erano rifiutati. Il Conte di Cavour muore il 6 giugno del 1861 e il suo successore Bettino Ricasoli riprende in mano le redini della negoziazione con Antonelli e Pio IX, ricevendo l’ennesimo rifiuto.

Napoleone, l’ostacolo alla presa di Roma

Fu Napoleone III a volere che la capitale d’Italia fosse trasferita da Torino a Firenze. Con la Convenzione di settembre, stipulata il 15 settembre 1864 a Fontainebleau, il Regno d’Italia siglava un patto in cui dichiarava di non invadere lo stato pontificio e l’impero francese assicurava invece il ritiro delle truppe da Roma. Firenze rimane capitale dal 3 Febbraio 1865 al 3 Febbraio 1871. Nel 1867 i garibaldini tentano l’impresa ma vengono fermati nella battaglia di Mentana il 3 novembre 1867 . Anche Vittorio Emanuele II invia una lettera al Papa, dove esprime la necessità di occupare con le proprie truppe alcune posizioni di Roma, indispensabili per la sicurezza dell’Italia. Con la caduta di Napoleone contro le forze prussiane però venne meno la protezione che lo stesso imperatore aveva fino ad allora dato al Papa.

L’attacco a Roma il 20 Settembre 1870

Fu così che il 20 settembre 1870 l’esercito italiano guidato dal generale Cadorna sferra l’attacco a Roma. Entra nella città del Papa attraverso la Breccia di Porta Pia. Vi erano in tutto 50.000 soldati e il comando supremo era affidato a Cadorna, mentre Nino Bixio doveva occupare Viterbo e Civitavecchia per poi dirigersi verso Roma. Il generale Angioletti avrebbe invece occupato Frosinone e Velletri. Fu Nino Bixio per primo a entrare nel territorio pontificio. Il generale Cadorna, con la maggior parte dell’esercito, si diresse verso l’urbe lungo il Tevere. Mentre la resistenza si faceva sempre minore, a Porta Pia fu issata la bandiera bianca. Nell’esercito italiano a partecipare alla guerriglia troviamo anche lo scrittore Edmondo De Amicis, all’epoca arruolato.

Successivamente, infatti, ci lascia uno scritto dettagliato descrivendo l’evento: “La Porta Pia era tutta sfracellata, la sola immagine della Madonna era rimasta intatta, le statue a destra e sinistra non avevano più la testa. Il suolo intorno era sparso di mucchi di terra, di materassi fumanti di berretti zuavi, di armi, di travi e di sassi”. Papa Pio IX si vede costretto a ritirarsi e gli viene concesso il Vaticano, la villa Pontificia di Castel Gandolfo e il Laterano. Viene così conquistata Roma e lo stato della Chiesa si unisce al Regno d’Italia. Il Quirinale diventa la Reggia dei Savoia e il 27 novembre 1871 a Montecitorio viene riunita la Camera dei deputati.

Roma capitale e la sua riqualificazione

Roma Capitale
Roma Piazza venezia

 Fu così che  il 21 gennaio 1871 viene approvata la legge che trasferisce la capitale da Firenze a Roma, dichiarata effettiva dal 3 Febbraio dello stesso anno. Roma a quell’epoca, all’interno delle mura Aureliane, era poco popolata. Non vi erano i muraglioni del Tevere e quindi le esondazioni erano periodiche.  Il Colosseo era il confine con l’urbanizzazione. Dal 1870 al 1890 parte la riqualificazione di Roma. Vennero edificati palazzi, quartieri ed edifici che divennero poi ministeri, ci fu quindi una grande immigrazione e ripopolazione. Il primo grande palazzo costruito fu la sede del Ministero delle Finanze, realizzato dall’ingegnere Raffaele Canevari e terminato nel 1876.

Con la morte di Vittorio Emanuele II il Parlamento fa costruire il Vittoriano, maestoso monumento in memoria del re d’Italia. L’espansione di edifici pubblici e ministeriali decretò un aumento della popolazione residente e nel 1911 la città di Roma supera il mezzo milione di abitanti. L’esplosione urbanistica occupa quelle che erano le campagne e gli orti disabitati. La fine dei poteri del Papa e il conflitto con lo stato italiano venne sanato con i Patti Lateranensi del 1929.

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