Cultura

Il cinque maggio, un racconto dedicato a Napoleone

Benvenuti nell’universo narrativo di StoryLine. In occasione del famoso anniversario della sua morte abbiamo dedicato il nostro racconto di oggi a Napoleone Bonaparte. Lo abbiamo fatto ispirandoci alla famosa poesia “Il cinque maggio” di Alessandro Manzoni

Era il cinque maggio come dieci anni prima ma sta volta era li immobile e indifeso come non l’aveva mai visto. Era il cinque maggio e Salvatore Piccoli fissava attonito il corpo di quell’uomo che era stato suo padre. Si chiamava curiosamente Napoleone perchè suo nonno era stato avvertito da una maga che avrebbe dominato il mondo proprio come fece l’imperatore dei francesi. E forse ci aveva azzeccato perchè si parlava niente meno che del capo di una grossa multinazionale. Salvatore si domandò curiosamente come un uomo così avesse passato gli ultimi istanti di vita e se in qualche modo avesse pensato a lui nonostante ormai non si vedessero da 10 anni.

Il cinque maggio, seguendo un sogno

Il cinque maggio, fonte Gianni Caputo

Tutto era iniziato quando Napoleone, suo padre, aveva scoperto la sua passione per la scrittura e il teatro per la quale Salvatore trascurava i compiti che gli erano stati affidati dal padre. Napoleone non aveva mai visto di buon occhio la cosa perchè era ossessionato dal fatto che il figlio continuasse Il suo impero costruito con sangue e fatica. Salvatore però non ne voleva sapere e continuava sempre di più per la sua strada sognando palcoscenici, set e librerie. Il lavoro invece lo svolgeva con difficoltà finchè un giorno non lo abbandonò nel tutto. Il 5 maggio di dieci anni prima Salvatore aveva una riunione importante alla quale non partecipò senza avvisare nessuno per iniziare le prove di uno spettacolo che voleva autoprodurre.

Napoleone arrivò, pieno di rabbia per quella che riteneva una sciagurata e insensata azione del figlio, al teatro dove stavano provando. “Oggi c’èra una riunione decisiva e tu sei venuto qui?”, urlò senza nemmeno salutare. “Prego”, dissero alcuni attori infastiditi dall’interruzione. “Sto parlando con Salvatore Piccoli, vice ad di una delle più grosse multinazionali al mondo che spreca il suo tempo giocando a Shakespeare”. “Papà io non voglio fare qualcosa in cui non credo. Io amo scrivere, recitare. Il mio cuore è per il pubblico e per la cultura”, disse tutto d’un fiato Salvatore dal palcoscenico. “Con la cultura non si può mangiare, te ne accorgerai”, promise Napoleone. Quello fu l‘inizio di un ineluttabile mare di silenzio che culminò con la partenza e l’allontanamento da casa di Salvatore che andò via rinunciando a facili ricchezze per inseguire il suo sogno.

Il padre che non c’era

Salvatore guardò ancora una volta il corpo del padre e per un attimo tornò nuovamente a teatro. Si ricordò i giorni del debutto del suo spettacolo pubblicizzato dai giornali come un grande evento. Ripensò a quando aveva scritto a suo padre della prima e, nonostante non avesse avuto risposta, scrutava la platea del teatro alla ricerca della sua presenza. S’immaginò per un attimo che probabilmente Napoleone si fosse pentito di non essere mai andato quando era venuto a sapere di quel tumore allo stomaco che sel’era portato via. Eppure anche Salvatore non aveva avuto il coraggio di tornare a casa dopo quel cinque maggio e di affrontare quell’uomo che aveva messo gli affari prima di suo figlio.

S’immaginò che prima di morire suo padre si fosse interrogato su tutte quelle società acquisite, quelle teste tagliate, quei soldi accumulati e quelle lodi stridule ricevute. Era vera gloria quella? Si chiese Salvatore pensando se suo padre avesse mai voluto rivederlo. Toccò per un attimo la mano del defunto cercando di carpire in qualche modo la sua risposta. Una sensazione gli fece pensare che Napoleone si fosse pentito delle sue azioni pensando all‘amore piuttosto che a conquiste effimere. Nessun segno però lo rassicurò e Salvatore decise per questo che sarebbe rimasto ancora pochi istanti prima di andarsene senza nemmeno partecipare alle esequie del defunto. Era forse arrivato il momento di chiudere con quell’ultima fatale rappresentazione.

Epilogo

Salvatore si preparò ad uscire chiudendosi bene la giacca. Salutò alcuni parenti ancora increduli della sua decisione e di presunte scuse di impegni inderogabili. Si stava avviando lentamente verso la porta emettendo un debole sospiro quando per caso, con un gesto di stizza, urtò una delle scatole presenti nella camera da letto del padre che si aprì a terra. Salvatore si stupì vedendo che dentro la scatola conteneva articoli di giornale su di lui ed alcune foto di questi anni a teatro. Capì che in fondo il padre non aveva mai smesso di pensare a lui e che sicuramente si era pentito di quell‘allontanamento anche se non aveva mai avuto il coraggio di dirglielo. Qualche attimo dopo era di nuovo vicino al padre ad accarezzarlo ora che il cinque maggio aveva acquistato per lui un nuovo significato.

Stefano Delle Cave

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Stefano Delle Cave

Stefano Delle Cave è scrittore, giornalista pubblicista e regista. Laureato magistrale in D.A.M.S. all’Università di Roma Tre. Gli articoli redatti da Stefano giornalista hanno per tema il cinema, la cultura e la società civile in genere.

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