Nello spazio dedicato all’universo femminile di LetteralMente Donna non poteva mancare una puntata incentrata su una figura internazionale che si è distinta per il suo attivismo per la pace, l’uguaglianza e il diritto all’istruzione di ogni bambino nel mondo. Parleremo di Pakistan, di libertà di pensiero e diritti civili. Abbiamo dedicato la puntata di oggi a Malala Yousafzai e alla sua battaglia.

“Non mi importa di dovermi sedere sul pavimento a scuola. Tutto ciò che voglio è l’istruzione. E non ho paura di nessuno.”

Sono parole di Malala Yousafzai, come riportato su Officina filosofica, che ci fanno subito comprendere la taratura eccezionale di questa giovane donna che ha sfidato i talebani in Pakistan diventando una paladina dei diritti civili in tutto il mondo. La Yousafzai e la più giovane donna ad aver vinto il premio Nobel per la pace ne 2014 “per la lotta contro la sopraffazione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all’istruzione”, come affermato su Noble prize, Un riconoscimento importante per una giovane donna che ha quasi pagato con la vita con il coraggio delle sue idee e che ancora oggi è minacciata dal regime talebano da cui è odiata per le sue presunte “oscenità”.

Malala Yousafzai, l’attentato del 2012 e la lotta contro il regime talebano

Questa puntata di LetteralMente Donna è dedicata a Malala Yousafzai fonte observervoice.com
Malala Yousafzai, fonte observervoice.com

“Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo”

Questa frase di Malala Yousafzai, riportata da Lifegate, ci riporta ad un concetto che la giovane donna ha compreso sin da quando aveva 11 anni. A quell’età iniziò la sua sfida al regime talebano che vigeva nella valle dello Swat. Malala divenne famosa infatti grazie ad un blog segreto della Bbc dove scriveva con il falso nome di “Gul Mukai”. Qui documentava le dure condizioni di vita di bambini e adulti sotto il regime talebano tra cui il grave divieto imposto al’istruzione femminile. Nel 2009 venne scoperta dal regime e il suo blog fu oscurato. 3 anni dopo, il 9 ottobre 2012, mentre era su un autobus diretta a scuola insieme con delle amiche, un talebano fece irruzione a bordo ferendola con un colpo di mitra gravemente alla testa.

Quell’attentato non silenziò definitivamente Malala come volevano i talebani ma fece della giovane ragazza un simbolo per tutto il mondo della lotta per il diritto all’istruzione e all’uguaglianza. La Yousafzai, come sappiamo, sopravvisse all’attentato grazie a diverse cure ricevute gratuitamente in Inghilterra. Un anno dopo tenne un celebre discoro presso l’Assemblea delle Nazioni Unite al palazzo di vetro di New York, indossando uno scialle appartenuto alla compianta leader Benazir Bhutto e dichiarando di essere li per affermare il “diritto all’educazione di ogni bambino” .

I 17 Global Goals e la laurea ad Oxford

Nel 2015 la Yousafzai è diventata una testimonial dei 17 Global Goals delle Nazioni Unite. Sono gli obiettivi che i grandi della terra si sono impegnati a raggiungere entro il 2030 come l’eliminazione della povertà estreme e la lotta alle disuguaglianze alle giustizie. Accanto a lei tanti artisti e attivisti come la regina Rania di Giordania e Bill Gates. Ha poi proseguito il suo attivisimo nonostante le minacce pervenute nuovamente dall’uomo che la ferì gravemente nel 2012 che nel frattempo era scappato dalla custodia cautelare. Nel 2017 si espressa infatti pubblicamente contro il divieto imposto dall’allora presidente Trump di accoglienza negli Usa di rifugiati provenienti da 7 stati islamici,

Nel 2020 Malala si è infine laureata ad Oxford coltivando il suo sogno di entrare in politica per cambiare le sorti dei bambini di tutto il mondo. Sono al momento 57 milioni ,di cui 32 milioni femmine, quelli che nel mondo non godono del diritto all’istruzione. Numeri che non hanno spaventato Malala che recentemente partecipato alla notte degli Oscar come produttrice del documentario breve “Stranger at The Gate” di Joshua Seftel che racconta la storia di un marine affetto da islamofobia con in programma di attaccare una moschea americana ma che cambia dopo l’incontro con la comunità locale ed una rifugiata afghana.

Stefano Delle Cave

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