Per celebrare i 100 anni di Warner Bros Studios, torna in sala in versione restaurata 4K, il film del 1994 più amato di sempre. Tratto dal racconto di Stephen King, dove un poster di Rita Hayworth appeso nella cella del carcere, dà il nome al romanzo “Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank“. Candidato a sette Premi Oscar, diretto da Frank Darabont e distribuito da Warner Bros Pictures: “Le ali della libertà“, dall’8 al 10 Maggio 2023 nei cinema.

Le ali della libertà, Robbins e Freeman

Le ali della libertà, foto da Nonciclopedia
“Le ali della libertà”, foto da Nonciclopedia

La paura tirende prigioniero, la speranza può renderti libero“, è scritto sulla locandina del film culto, entrato nella storia del cinema, raccontando la vita in carcere, tra crudeltà e violenze. Nel 1947, Andy Dufrense (Tim Robbins), vice-direttore di una banca di Portland, è condannato a due ergastoli per l’uccisione della moglie e del suo amante campione di golf. Pur dichiarandosi innocente. Nella prigione di Stato Shawshank, nel carcere di massima sicurezza, ha poco da spartire con gli altri detenuti. Ma riesce a farsi ben volere grazie alle sue competenze in ambito finanziario. (Chiede e ottiene 3 birre per ciascuno degli altri detenuti che lavoravano con lui sul tetto a una riparazione, in cambio di una consulenza economica per il sanguinario capo delle guardie). Fa amicizia con Ellis Boyd ‘Red’ Redding (Morgan Freeman), ergastolano esperto di contrabbando.

Proprio a Red, Andy chiede un martelletto per intagliare la roccia perché ama collezionare minerali e scolpire pietre. E da lui si farà procurare anche il poster dell’attrice Rita Hayworth.  “Uno come me lo trovate in tutte le prigioni. Vi serve qualcosa? Rivolgetevi a me. Sigarette, spinelli, se è questo il vostro genere, una bottiglia di whisky per festeggiare il diploma di vostro figlio; qualunque cosa, nei limiti del ragionevole. Sissignori, io sono i “grandi magazzini” di questo schifo di posto. Così quando Andy Dufresne venne da me nel 1949 e mi chiese se potevo portargli Rita Hayworth lì in prigione, io gli dissi: «Vediamo che si può fare» “, dice Red. Quando ormai Andy è in carcere da quasi 20 anni, capisce che Blatch un ladro recluso, è il vero colpevole del duplice omicidio di cui lui è stato accusato. Non perde la speranza, e con pazienza prepara i dettagli della sua fuga verso la libertà.

Il prezioso dono dal set

Il maestro del brivido Stephen King scrivendo il suo romanzo, si è ispirato alla storia vera di Frank Freshwaters, un criminale americano che è riuscito a fuggire la sua condanna per oltre 56 anni. Tra Frank Darabont Stephen King è amicizia e collaborazione artistica. Il primo lavoro del regista de “Le ali della libertà“, è stato un cortometraggio basato su “The Woman in the Room“, tratto da una storia breve di King. In seguito, Darabont firmò altre trasposizioni dei suoi romanzi, come “Il miglio verde” e “The Mist“. Ma inizialmente, Stephen King era fortemente scettico sulla trasposizione del suo racconto per “Le ali della libertà“; perché la storia è molto breve, raccontata tutta dal punto di vista di Red, e difficilmente se ne poteva trovare spunto per un film intero. Ma Darabont dimostrò il contrario, inserendo la riscrittura delle storie di altri personaggi.

Conservo ancora un barattolo con i sassi del muro“, dichiara Tim Robbins, una ‘reliquia’ presa sul set del film. Quando lui, da ergastolano, chiede il martelletto a Morgan Freeman. Così, divenne prezioso “il barattolo con i sassi del muro che spargevo nel cortile sul set. Loro due diventano amici veri: “Ci siamo presi subito, abbiamo iniziato a conoscerci prima delle riprese con dei barbecue. Ancora oggi Tim Robbins viene fermato per strada e ringraziato, per quel messaggio di speranza e seconde possibilità, che dà il suo ruolo ne “Le ali della libertà” (The Shawshank Redemption). Che, tuttavia, non trova inizialmente l’accoglienza del pubblico.

La scena in cui si rischia la vita

Tim Robbins rischiò la propria incolumità nella famosa scena de “Le ali della libertà“: quando, fuggito dal carcere, si immerge in una pozza di fango e acqua sporca creatasi dopo il temporale. Nascondiglio per portare a termine l’evasione. L’immersione poteva essere tossica, ma nessuna controfigura fu chiamata, e Tim non si tira mai indietro. La voce narrante di Morgan Freeman dice nel film: “La prima notte è la più dura. Su questo non c’è dubbio. Ti fanno restare nudo, come il giorno in cui sei nato, con la pelle bruciata e mezzo accecato da quella merda anti-pidocchi che ti sparano addosso. E quando ti mettono nella tua cella e senti sbattere il cancello, allora capisci che è tutto vero. Molti novizi danno quasi i numeri la prima notte e ce n’è sempre qualcuno che si mette a piangere. Succede ogni volta. L’unica domanda è: chi sarà il primo? È una cosa buona su cui scommettere, come ogni altra, credo. Io avevo puntato su Andy Dufresne“.

Federica De Candia

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