Nazionale italiana: cercasi bomber dal 2002
Ebbene sì, sono passati esattamente 20 anni da quando la nazionale italiana ha avuto in squadra un vero e proprio bomber di riferimento, ovvero Christian Vieri, autore di 4 reti nel Mondiale in Corea del 2002. Nel frattempo si sono disputati altri 5 campionati del mondo e ben 5 campionati europei ma, nonostante la vittoria del Mondiale nel 2006 e dell’Europeo nel 2021, l’Italia ha sempre sofferto in attacco.
Luca Toni, è stato il nostro attaccante titolare in Germania, ma nell’arco del torneo, si è limitato solo ad una doppietta contro l’Ucraina. Infatti, Del Piero e Inzaghi erano al tramonto delle rispettive carriere, Totti era reduce dal grave infortunio al ginocchio, mentre Gilardino e Iaquinta sono stati delle riserve eccellenti. Negli Europei vinti nel 2021 invece, Roberto Mancini ha convocato come centravanti di ruolo Immobile e Belotti, che insieme hanno totalizzato appena 2 reti. Insigne, Chiesa, Berardi e Bernardeschi, hanno dato manforte al reparto. Ora invece, dopo la seconda mancata partecipazione consecutiva ai Mondiali, Roberto Mancini ha deciso di guardare anche all’estero e dare fiducia al giovane attaccante italo-argentino Mateo Retegui, autore di 2 reti nelle sue prime 2 partite con la Nazionale e confermato in vista delle fasi finali delle Nations League 2023.
Le statistiche di Terrybet News sulla Nazionale
Secondo le statistiche fornite dal blog di pronostici Terrybet News, l’esito più frequente offerto dall’Italia di Roberto Mancini non a caso è l’under 3.5, visto in 37 delle ultime 43 partite, ovvero nell’87% dei casi. Nello stesso frangente, la Nazionale ha segnato 82 reti (1.90 reti a partita) e ne ha incassate 27 (0.62 reti a partita).
Anche se in apparenza il dato sui gol fatti potrebbe non sembrare così negativo, in realtà si può notare come l’Italia abbia il peggior attacco tra le maggiori nazionali europee, dietro anche a quello della Danimarca.
- Inghilterra: 115 gol fatti
- Belgio: 111 gol fatti
- Germania: 105 gol fatti
- Olanda: 100 gol fatti
- Portogallo: 100 gol fatti
- Danimarca: 94 gol fatti
- Spagna 93 gol fatti
- Francia: 90 gol fatti
A preoccupare maggiormente, non è solo la mancanza di un bomber consolidato, ma anche l’assenza di giovani talenti all’orizzonte. La Francia ha potuto contare su Giroud e Mbappé, oltre ai promettenti Kolo Muanì e Thuram, permettendosi anche il lusso di lasciare a casa il pallone d’oro Benzema. L’Inghilterra ha Kane, oltre ai più giovani Sterling e Rashford. La Serbia ha Tadic e Vlahovic, mentre il Portogallo ha Ramos, Leao e Felix per il dopo Cristiano Ronaldo. L’Olanda ha il giovane Gakpo, mentre la Spagna ha Morata oltre ai giovani Ferran Torres ed Olmo.
Solo la Germania manca di un vero e proprio centravanti, visto che Werner e Havertz sono degli attaccanti piuttosto atipici.
Ecco che non è un caso che l’under 2.5 di Spagna-Italia valevole per le semifinali di Nations League sia quotato 1.55 su Terrybet, 1.50 su Sisal e 1.53 su Eurobet.
Tutti i centravanti della Nazionale dal 2004 ad oggi
Negli Europei del 2004 Trapattoni convocò il solito Vieri, più le novità Di Vaio e Corradi, oltre ai fantasisti Totti, Del Piero e Cassano. L’Italia non superò neppure il girone, complice lo 0-0 alla prima giornata contro la Danimarca. Nelle successive due partite, l’unico attaccante in grado di segnare fu Cassano, autore di 2 reti, ma non di certo un centravanti classico.
Nel 2006 Lippi scelse Toni, Gilardino e Iaquinta, all’epoca grandi protagonisti della classifica marcatori di Serie A, ma poco prolifici durante il Mondiale.Nel 2008 invece, le novità scelte da Donadoni furono Borriello e Di Natale, ma l’Italia fu eliminata ai quarti di finale dopo che in quattro partite avevano segnato solo Panucci, Pirlo e De Rossi.
Nel Mondiale del 2010 le novità di Lippi furono Quagliarella e Pazzini, ma al primo fu data poco fiducia, mentre il secondo non riuscì mai ad incidere quanto avrebbe potuto in tutta la sua carriera. Non a caso, i primi due gol su azione di attaccanti azzurri arrivarono dopo l’ottantesimo minuto dell’ultima partita del girone. Nel 2012 Cesare Prandelli decise di puntare su Balotelli, forse l’unico calciatore in questo ventennio, ad avere delle capacità risolutive e in grado di regalare qualche speranza ai tifosi italiani anche nelle situazioni più difficili.
Nel 2014, oltre alla conferma di Balotelli, arrivarono anche le novità Insigne e Immobile, ma l’Italia non riuscì a segnare né alla Costa Rica né all’Uruguay, venendo eliminata dal gruppo D. Nel 2016 il ct Antonio Conte si affidò ad Eder, Pellè e Zaza, mentre Immobile, Insigne, El Shaarawy e Bernardeschi, completarono il reparto. Pellé, all’epoca in forza al Southampton, risulterà il miglior marcatore degli azzurri con 2 reti.
La nazionale di Ventura prova a lanciare Gabbiadini e Belotti, ma i risultati sono disastrosi con la mancata qualificazione ai Mondiali del 2018.
Guardandosi indietro ci si accorge di come nessun attaccante sia riuscito a colmare l’addio della generazione guidata da leader quali Inzaghi, Vieri, Totti e Del Piero, ma soprattutto di quanto siano venuti a mancare non solo i centravanti veri, ma soprattutto quelli in grado di assumersi grandi responsabilità nelle partite che contano. Infatti, la maggior parte degli attaccanti convocati dal 2004 ad oggi hanno fatto le fortune più che altro di squadre di provincia. Lo stesso Toni, nel 2006 giocava nella Fiorentina, mentre Gilardino avrebbe vinto la Champions nel 2007 col Milan, ma non da protagonista assoluto.
Adesso non ci resta che guardare al futuro e sperare nella crescita di Raspadori, Scamacca, e Chiesa, oltre che in una consacrazione di Berardi. Intanto, guardiamo all’under 21 per capire se ci sono buone speranze da Colombo, Mulattieri, Cancellieri e Gaetano.





