È l’album dei Beatles osannato come il più rock di sempre. Revolver esce il 5 agosto del 1966. Talmente avanti sui tempi che dev’essere ancora capito nel profondo..

Revolver, il maglione infilato nella batteria

Revolver dei Beatles, foto copertina da ABC
Revolver dei Beatles, foto copertina da ABC

Diventa disco d’oro in Italia. Revolver è il settimo album dei Beatles, pubblicato sei anni dopo la loro fondazione. Prodotto dal discografico George Martin, rappresenta la svolta, il cambiamento alla velocità della luce, che i Baronetti di Liverpool stanno vivendo. Lasciandosi dietro tutte le loro precedenti incarnazioni. “Paul McCartney esplorava l’arte e la musica d’avanguardia. John Lennon leggeva Il libro tibetano dei morti. George Harrison studiava il sitar e il misticismo indiano. Ringo Starr s’era fatto costruire un pub nella tavernetta”. Il risultato è musica psichedelica, che gioca con musica da camera, i raga indiani e il soul di Memphis. 

Dice George Martin: «Quando Paul McCartney ha ascoltato il disco con me, mi ha detto “Questo è l’album di quattro persone che collaborano”. Ha segnato la fine della Beatlemania: “La Beatlemania fasulla è morta”». In Revolver, pubblicato dalla casa discografica Parlophone, i Beatles cessano di essere il ‘mostro a quattro teste’, e i ‘tutti per uno’. Manifestando stili differenti tra loro, in una propria strada musicale. I quattro si sono chiusi in studio di registrazione alla ricerca di un mondo diverso in cui rifugiarsi. Stanchi degli estenuanti, innumerevoli concerti, prendono una pausa di tre mesi, all’inizio del 1966, ad Abbey Road. La sperimentazione era all’ordine del giorno: l’allora tecnico del suono, il diciottenne Geoff Emerick, ha trasformato il loro sound, ingolfando con un maglione la cassa di Ringo Starr, con il benestare del produttore George Martin. Per “Tomorrow never knows”, Lennon ha voluto che la sua voce sembrasse quella del Dalai Lama che prega da dietro una collina. Con la voce che arriva da lontano, tra eco e reverbero.  

George, Paul, John e Ringo

Londra era allora, la capitale culturale del mondo. E i critici hanno colto la rivoluzione emotiva e radicale nel gruppo. Nasce, così, un album che inevitabilmente fa discutere, ma anche innamorare, stordire, vendendo milioni e milioni di copie. Nei testi contenuti in Revolver, temi importanti come la morte e la trascendenza dei beni materiali. Tra i brani la famosa ” Yellow Submarine”, conosciuta come canzonetta per bambini scritta da Paul per Ringo (il ritornello è di Paul, le strofe sono di Lennon). Ma il demo registrato da John, che non sopportava troppo la canzone, mostra come il brano all’inizio, è una ballata acustica e malinconica, sui ricordi d’infanzia. Scritta a casa sua, con echi della Plastic Ono Band. Solo dopo, è stata trasformata in una canzone per i più piccoli. E poi vi sono “Eleanor Rigby”, “Love you to”, “She said she said”, “For no one”, “Doctor Robert”: quattordici tracce, cui si devono aggiungere, “Paperback Writer” e “Rain“, pubblicate come singolo prima dell’uscita del disco.

Le droghe, sono raccontate in almeno quattro canzoni di Revolver, inclusa “Yellow Submarine”: nel gergo degli sballi newyorkesi, la pillola gialla veniva assunta immersa in un bicchiere di super alcolici. Non di certo pare una canzone per bambini, parlando di una crociera psichedelica. Esattamente 40 anni dopo il 5 agosto del 1966, nello stesso giorno del 2006, muore Iain Macmillan, il fotografo scozzese che aveva ritratto il quartetto nella loro foto più famosa, relativa a un altro album: l’attraversamento delle strisce pedonali di Abbey Road (scattata l’8 agosto del 1969, in una Londra semideserta). Copertina chiacchierata, perché per molti contiene dei messaggi subliminali, risalenti alla teoria del Complotto PID.

Revolver dei Beatles, il coraggio di puntare all’immortalità

Nessuno dei Beatles ha più di 25 anni quando viene inciso Revolver. Lo spirito innovatore, è stata la scintilla che ha portato ai Beatles che conosciamo oggi. Grazie a McCartney, che studiava Karlheinz Stockhausen e John Cage, i Beatles sono diventati gruppo rock sperimentale. Lennon aveva assunto l’acido con l’attore Peter Fonda nel 1965; la droga che era un potente allucinogeno, definito psichedelico, e causava cambiamenti nei pensieri. Senza questa, forse non avrebbe mai mescolato il rock all’amore per la musica indiana di Harrison, in Tomorrow Never Knows. E poi la mano di George Martin, ha insistito affinché Eleanor Rigby venisse suonata in doppio quartetto, evitando di trasformarla in una canzone mielosa alla Frank Sinatra.

I quattro musicisti portano in Revolver, la meditazione di alcuni mesi presi per sé stessi. Ognuno a modo suo, vi imprime qualcosa di personale: la musica indiana per George Harrison, quella classica e contemporanea per Paul McCartney (che si distacca dal binomio inscindibile con John Lennon), e l’LSD per John Lennon. Anche la copertina fece gridare al capolavoro: realizzata da Klaus Voorman, l’artista amico dei Beatles dai tempi di Amburgo, è disegnata in un bianco e nero psichedelico, che anticipa i temi e la foderina di Sgt. Pepper’s. E il titolo che avevano pensato di utilizzare prima di Revolver, era “Abracadabra”.

Federica De Candia

Seguici su Google News