«È una storia mica male insabbiata, è una storia sbagliata». La canzone fu commissionata a Fabrizio De André dalla Rai, perché serviva una sigla al programma “Dietro il processo“, sulla morte di Pier Paolo Pasolini. “Una storia sbagliata“: una melodia di chitarra e armonica, fatta di parole vere, pesanti e sporche come la sabbia di quella notte.
Una storia sbagliata, l’addio a Pasolini è incolmabile

Il cantautore genovese, nel 1995 coinvolge nel progetto l’amico Massimo Bubola, musicista e produttore, suo sodale in quel periodo. «…A noi che scrivevamo canzoni, –dice De André– come credo d’altra parte a tutti coloro che si sentivano in qualche misura legati al mondo della letteratura e dello spettacolo, la morte di Pasolini ci aveva resi quasi come orfani. Ne avevamo vissuto la scomparsa come un grave lutto, quasi come se ci fosse mancato un parente stretto». La trasmissione Rai, tratta anche la morte di Wilma Montesi. Un caso di cronaca nera del 1953, in cui una modella 22enne muore per annegamento sulla spiaggia di Torvajanica a Roma. Una tragedia irrisolta, ma che secondo alcuni è insabbiata per il coinvolgimento del figlio di un noto politico della DC. Mentre l’omicidio di Pasolini, avviene il 2 Novembre del 1975, quando il suo corpo martoriato, viene ritrovato tra la sabbia grigia, e le sporche sterpaglie dell’idroscalo di Ostia, nella periferia di Roma, da una donna che passa intorno alle 6:30 del mattino. La località è descritta dal verso “spiaggia ai piedi del letto“.
La canzone “Una storia sbagliata“, è pubblicata nel Cd “Luna di giorno. Le canzoni di Pier Paolo Pasolini“, (1995). Alla registrazione, collaborano in «una sorta di session», definita così dallo stesso Bubola, membri dei New Trolls e della Premiata Forneria Marconi. Uno dei primi brani pubblicati da De André dopo il suo rapimento in Sardegna. Del pezzo esiste anche un video girato sullo sfondo della cittadina di Calcata (Viterbo), dove De André e Bubola suonano la chitarra seduti sugli scalini di una chiesa.
L’unica canzone su commissione, Una storia sbagliata
«..Una canzone su commissione, forse l’unica che mi è stata commissionata. Chiesta da Franco Biancacci, a quel tempo a Rai Due, come sigla di due documentari-inchiesta», racconta De André in un’intervista. «Se non ricordo male, stavo cominciando a scrivere con Massimo Bubola l’ellepì chiamato L’indiano (quello per intenderci che ha come copertina quel quadro di Remington che rappresenta un indiano a cavallo). E così gli ho chiesto di collaborare anche a questo lavoro.. Nella canzone comunque esiste una traccia dell’ambivalenza, cioè del fatto che ci si riferisce a due decessi e non ad uno solo. E lo si capisce nell’inciso quando canto: “Cos’altro vi serve da queste vite / ora che il cielo al centro le ha colpite”.. Direi che buona parte del senso e del valore della canzone sta prima di tutto nel suo titolo, cioè ‘Una storia sbagliata‘».
Faber spiega il significato vero e anche nascosto, dei suoi versi, analizzando un’altra strofa: «Ci sono altri due versi che a mio parere spiegano meglio di altri il senso della canzone: “Storia diversa per gente normale / storia comune per gente speciale”. Laddove per “normale” si deve intendere mediocre e poco civilizzato e per “speciale” normalmente, civilmente abituato a convivere con la cosiddetta diversità. Mi spiego meglio: per una persona matura e civile è assolutamente normale che un omosessuale faccia la corte ad un suo simile dello stesso sesso. E assolutamente normale anche che se ne innamori. Dovrebbe esserlo anche per il corteggiato eterosessuale che ha mille modi di difendersi senza ricorrere alla violenza. Purtroppo la cultura maschilista e intollerante di un passato ancora troppo recente, ed allora ancora più recente di quanto non lo sia adesso, e che definirei un passato ancora recidivo, ha fatto credere alla maggioranza che il termine normalità debba coincidere necessariamente con il termine intolleranza».
Pasolini, solo o quasi su un vecchio Litorale
De André e Pasolini sono vicini. Ad accomunarli, il dialetto e la dedizione per gli ultimi. La sete di giustizia, e la ricerca del riscatto nei bassifondi. Con la contestazione per le prevaricazioni, l’intolleranza e il potere. Dalle parole di De André: «Un altro aspetto tragico che abbiamo voluto sottolineare nella canzone per la morte di Pasolini è quello legato ad una moda purtroppo ancora adesso corrente, e che si ricollega anche lei al clima di ignoranza e di caccia al diverso. E cioè il fatto che della morte di un grande uomo di pensiero sia stata fatta praticamente carne di porco da sbattere sul banco di macelleria dei settimanali spazzatura e non solo di quelli. Il verso “È una storia per parrucchieri” vuol dire che è una storia che purtroppo la si leggeva allora e ogni tanto la si legge ancora oggi sulle riviste equivoche mentre si aspetta di farsi fare la barba oppure la permanente».
Una storia che “cominciò con la luna sul posto e finì con un fiume di inchiostro“, recita il testo della canzone. Ancora oggi non si conosce tutta la verità sul delitto di Pasolini, che è stato pestato ed investito più volte dalla sua stessa auto, al termine di una lite scaturita da approcci sessuali. Dell’omicidio fu incolpato il diciassettenne Pino Pelosi di Guidonia Montecelio, che viene trovato alla guida della vettura della sua vittima nei pressi della Stazione Termini. Forse il ragazzo non ha agito da solo, in quella “notte un po’ concitata, una notte sbagliata“, come la descrive De André.
L’intervista a poche ore dalla fine
La morte di Pasolini “è una storia vestita di nero”, perché il pestaggio potrebbe essere compiuto da uomini appartenenti dalla destra eversiva, o comunque da criminali in contatto con essa. Nell’auto di Pasolini ritrovano un plantare di scarpa, non appartenente né allo scrittore né a Pelosi, ma simile a quelli usati da un criminale amico dello stesso Pelosi, rimasto claudicante a seguito di un conflitto a fuoco con le forze dell’ordine. Un attacco all’uomo, al “poeta corsaro”, forse per la necessità di zittire l’intellettuale scomodo. O forse perché era al corrente di fatti giudicati pericolosi per dei potenti. Pasolini stava proprio lavorando a “Petrolio”, una grande opera della quale sparì un intero capitolo, “Lampi sull’Eni“. La “storia vestita di nero“ della canzone, potrebbe dunque intendersi come un verso in riferimento al petrolio.
E non solo l’uomo, la carne e le sue passioni: ma in quella spiaggia muore anche un pezzo d’Italia, di cultura profonda, di poesia e di cinema. “Una botta e via“, risuona ancora più cruda l’espressione nella voce di De André. Una botta sulla testa e il “via” di pneumatici che sgommano, e che passano sopra il cadavere. Esattamente un giorno prima del suo assassinio, l’1 Novembre 75, Pasolini ha rilasciato un’intervista a Furio Colombo, a cui diede anche il titolo, ‘Siamo tutti in pericolo‘. In uno stralcio di questa, si legge un suo sfogo amaro quanto veritiero: “Lo sanno tutti che io le mie esperienze le pago di persona“.
Federica De Candia
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