Questo pomeriggio a “Verissimo”, nel salotto televisivo di Silvia Toffanin farà parte del solito, ricco cast di ospiti anche Rita Rusic insieme alla sorella Lierka.

Nel ritorno di Rita Rusic, ex modella originaria di Parenzo negli studi del programma di Canale 5, Rita sarà affiancata proprio dall sorella Lierka per quello che nell’anteprima del talk show viene descritto come un “emozionante racconto di vita” in esclusiva da parte delle due donne.

Chi è Lierka, la sorella di Rita Rusic

In attesa di scoprire cosa racconteranno le due sorelle nella lunga chiacchierata che ci apprestiamo a vedere a “Verissimo” su Canale 5, scopriamo qualcosa in più su di lei: nata pure lei in quel di Parenzo, nella penisola istriana, si era trasferita con la famiglia in Italia e qui ha cominciato la sua carriera nel mondo del cinema. Insieme, infatti, hanno fondato la The Rita Rusic Company, una società che ha prodotto diversi film, alcuni anche dall’ottimo riscontro al botteghino. Tuttavia, come si diceva, il pubblico tv conosce poco la sorella di Rita che tuttavia, proprio grazie al programma di Canale 5, nel 2022, aveva avuto modo di scoprire chi fosse Lierka, notando non solo grande somiglianza con Rita ma pure il fortissimo legame che c’è tra di loro. Le due donne, come hanno avuto modo di raccontare in passato, non hanno avuto un’infanzia facile dato che con la famiglia si erano dovute trasferire in un campo profughi in Italia, imparando così la nostra lingua e scegliendo il Bel Paese come loro nuova casa. “La parte più dura poi è quando sono rimasta sola perché hanno mandato via mia sorella in un collegio lontano. Ci vedevamo solo la domenica con lei, e mi portava dei dolci e cose dopo anni sono migliorate poi quando ci hanno dato una casa e per un po’ abbiamo potuto vivere come bambine normali” aveva raccontato una volta l’ex signora Cecchi Gori. E proprio in una precedente nel programma della Toffanin c’era stato una sorta di incontro a distanza tra le sorelle, con uno speciale video-messaggio emozionale di Lierka a Rita

“Grazie Silvia per avermi dato l’opportunità di parlare di lei” esordiva Lierka, aggiungendo poi che “mia sorella è una donna intelligente, bellissima e gentile: da piccole siamo state in collegio, lontane dai genitori, ma siamo come gemelle e se una soffre o gioisce anche l’altra prova le stesse emozioni”. Parlando di Rita, l’aveva anche definita “la mia migliore amica e nessuno potrà separarci perché è troppo grande l’affetto: in collegio abbiamo conosciuto sofferenza e dolore, ma imparando a rispettare regole e persone come in una scuola militare… Invece con mamma e papà abbiamo imparato l’amore per la famiglia e la gioia di stare insieme” concludeva il suo messaggio, ribadendo stima e affetto per la sorella, a suo dire una donna buona e che ha perdonato tanto, forse troppo, nella sua vita. “Lierka? È sempre stata il mio grande amore, la famiglia è il mio grande amore. Per me è sempre stata famiglia. Quando ero piccola era il mio modello, sono sempre stata pazza di lei” aveva ammesso invece Rita nello studio di “Italia Sì” parlando di lei a Marco Liorni.

Rita Rusic ricorda molto bene come fossero strutturati i campi profughi, in cui ha trascorso parte della sua infanzia: “Il campo profughi è un luogo circondato da dei pali di legno, filo spinato e con delle guardie. E non si può uscire, non sei libero di uscire e di entrare quando vuoi. Puoi uscire solo se vai al lavoro o con i genitori. Eravamo il mio papà, la mia mamma, mia sorella ed io… Ci sono tutte case lunghe… Praticamente ogni famiglia ha una piccola stanza dove c’è tutto. C’è un tavolo dove puoi cucinare qualcosa, ci sono i letti a castello, dove dormono sia la mamma e il papà che i figli. Poi nel corridoio, nel mezzo di questa casa lunga lunga ci sono dei bagni dove tutti vanno”. 

Tanti ricordi prepotenti. C’era una violenza molto forte perché tutti noi profughi che eravamo lì, dovevamo sopravvivere.

E ancora: “Quindi c’erano delle ragazze sole che si prostituivano,… c’erano dei padri che facevano prostituire la moglie, quindi litigate, botte, bambini picchiati. C’era molta violenza in questo senso… E poi ogni tanto di notte sentivi la polizia, sentivi dei rumori e poi la mattina vedevi la porta spalancata e non vedevi più le persone. Perché erano state portate via, rimandate nei paesi d’origine. L’immagine che un campo profughi provoca dentro di me mi fa pensare a tutto quello che abbiamo passato però mi fa pensare anche a tutto quello che si continua a passare per poter essere o diventare, un cittadino di un paese che non è quello tuo di origine”.

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