A seguito della campagna “The Jacket“, che sembrava fare una vera e propria parodia dell’attuale situazione drammatica palestinese, il brand di fast fashion Zara si è scusato per aver urtato la sensibilità dei suoi clienti. Nelle scorse ore, infatti, è partita una vera e propria campagna contro il brand, portando moltissimi utenti social a boicottare l’azienda.

Le scuse di Zara

Così scrive l’azienda di fast fashion sul suo profilo Instagram: “Dopo aver ascoltato i commenti riguardanti l’ultima campagna Zara “The jacket”, vorremmo condividere quanto segue con i nostri clienti. La campagna, ideata a luglio e fotografata a settembre, presenta una serie di immagini di sculture realizzate nello studio di uno scultore. Ed è stata creata con l’unico scopo di mostrare capi artigianali in un contesto artistico. Purtroppo, alcuni clienti si sono sentiti offesi da queste immagini, che ora sono state rimosse, e hanno visto in esse qualcosa di lontano da ciò che era previsto quando sono state create. Zara si rammarica di questo malinteso e riafferma il nostro profondo rispetto nei confronti di tutti.”

Nei commenti però, si è creato un vero e proprio dibattito, che continua ad alimentare la campagna “boycott Zara“. Sui vari social, tra cui X (ex Twitter), stanno girando in queste ore dei video di attivisti che entrano nei negozi di tutto il mondo protestando. E riproponendo immagini molto simili alla campagna che, ricordiamo, non è più presente sul loro sito e dai loro social. Nonostante ciò, molte persone hanno deciso di smettere di seguire sui vari profili il brand.

Marianna Soru

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