In principio, fu Berlino. Prima del Professore, prima di Tokyo, prima di Arturito c’era lui, solo lui, sempre lui. Spin-off de La Casa De Papel, prodotto spagnolo del 2017,divenuto un successo internazionale, il nuovo show di Netflix, disponibile da oggi sulla piattaforma, si concentra sul ladro gentiluomo interpretato da Pedro Alonso, forse il personaggio più amato dal pubblico, e ci racconta la sua epoca d’oro, precedente di qualche anno alla rapina alla Zecca di Stato che tutti conosciamo.
Se la serie madre ci aveva mostrato un uomo affascinante, ma crudele, indurito da una grave malattia, negli otto episodi che compongono la prima stagione del suo prequel, il truffatore appare in forma smagliante, pieno di vita e di energie, impetuoso e spregiudicato. Andrés de Fonollosa, questo il vero nome, è un esteta, ama il bello e lo rincorre, ad ogni costo. Ed è il suo edonismo a spingerlo verso un colpo ambizioso: svaligiare la casa d’aste Chez Vientot, rubando gioielli per un valore di quarantaquattro milioni di euro. Non è, tuttavia, l’avidità a muovere le sue azioni, bensì il desiderio di mettere a punto un vero “colpo da maestro”, così elaborato e preciso in ogni dettaglio da sembrare, agli occhi della polizia e della gente comune, più un numero di magia, che un reato.
Berlino: la nuova banda, con qualche incursione dal futuro

Ad accompagnare il protagonista nell’impresa, i membri della sua banda, ovviamente protetti da nomi fittizi. C’è Keila, ingegnere informatico dalle incredibili capacità e dall’altrettanto smisurata timidezza. C’è Cameron, bella, pericolosa e dal passato oscuro. E poi ci sono Roi, il “luogotenente” di Andrès, l’impavido Bruce e Damien, fedele braccio destro. Personaggi intrecciati tra di loro, proprio come nel gruppo del furto a Madrid. Squadra che vince, non si cambia, o quasi, e in Berlin appare chiaro l’intento di replicare il gioco ben riuscito nella serie principale, a discapito di una caratterizzazione più originale dei comprimari. Nairobi, Denver e soci non sono presenti nella trama, eppure è possibile cogliere una sfumatura delle loro personalità in ognuno dei “nuovi”.
A tenere ben saldo il filo con La Casa de Papel, sono i cameo di un paio di volti ben noti agli spettatori; non riveleremo di chi stiamo parlando, ma si tratta di due figure di spicco, sicuramente in grado di dare del filo da torcere al team di malviventi. Altri accenni al futuro sono sparsi qua e là nelle puntate, creando così un senso di continuità che renderà felice più di un fan. L’antieroe sta prendendo forma, ed è interessante poter sbirciare come, attraverso accenni, allusioni e piccoli indizi.
Un nuovo/vecchio Berlino e la potenza dell’amore
Ciò che invece si discosta con decisione dal telefilm originale, è l’atmosfera generale. Se ne La Casa di Carta predominava una sensazione di claustrofobia, dovuta agli spazi ridotti e al ritmo serrato degli avvenimenti, qui si ha la percezione di poter prendere aria, complice anche lo charme di Parigi, sede del “luogo del delitto” con un’anima pulsante che seduce tutti, persino il capo dell’organizzazione. Ed è tra le strade della Ville Lumière che si consuma il vero colpo di scena: Berlino s’innamora. Lo spietato aguzzino cede alle lusinghe di Cupido, e lo fa perdendo la testa per la persona più sbagliata. A nulla, però, valgono i tentativi di far prevalere il raziocinio. L’amore è troppo travolgente per arginarlo, e allora lui rischia, mette a repentaglio la missione, prende decisioni al limite. E l’amore si respira anche tra gli altri personaggi, tra giochi di seduzione e sentimenti che nascono.
Berlin non può definirsi un dramma, ma anzi, vira spesso sulla commedia rosa con delle sfumature di giallo, che mescola, a volte in modo sapiente, a volte divagando troppo, gli elementi delle rom-com e quelli delle spy stories alla Ocean’s Eleven. Il protagonista, intrigante come uno 007, si muove con destrezza tra la creazione del colpo perfetto e l’inseguimento della bellezza e del piacere. Un lato umano inedito, che alleggerisce i toni narrativi, rendendo la prima stagione dello spin-off più vicina al capitolo finale delle peripezie del Professore, piuttosto che ai primissimi episodi, durante i quali ogni fotogramma lasciava con il con il fiato sospeso. La serie non si propone come un capolavoro, eppure, tra un omaggio all’Italia e una chanson francese, ci permette di approfondire la conoscenza di un uomo geniale, che in questo prequel è molto Andrés e poco Berlino. Almeno per ora.
Federica Checchia
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