Anthony Quinn si sposò in seconde nozze nel 1966 con Jolanda Addolori, che allora faceva la costumista. Dal loro matrimonio tre figli: Francesco (morto nel 2011 a 48 anni di infarto), Danny e Lorenzo. 

Quello di Anthony Quinn e Jolanda Addolori fu un matrimonio travagliato, giunto al capolinea nel 1993. Quinn aveva intrapreso una relazione con la sua segretaria Kathy Benvin dalla quale ha avuto una figlia, Antonia; nel 1996 i due ebbero poi un secondo bambino, Ryan. Dopo il chiacchieratissimo divorzio da Jolanda Addolori Anthony Quinn convolò a nozze con Kathy Benvin, che nel 1997 divenne così la sua terza moglie.

Il loro fu un matrimonio burrascoso. Dal 1971 al 1985 ebbe infatti una prima relazione extraconiugale con Friedel Dunbard, da cui nacquero Sean (1973) e Alex (1976).

Il matrimonio si spezzò definitivamente nel 1993, allorché Quinn avviò una relazione con la sua segretaria Kathy Benvin, che gli diede una figlia, Antonia; nel 1996 i due ebbero un secondo figlio, Ryan, e si sposarono nel 1997, dopo il divorzio di Quinn dalla Addolori.

Parallelamente alla sua intensa attività recitativa, non ha mai dimenticato gli altri suoi grandi amori artistici, ossia la pittura e la scultura (oltre che a dilettarsi con chitarra e clarinetto), nell’ultimo tratto della sua vita diventate quasi la sua vera occupazione professionale.

Lorenzo Quinn, chi è il fratello di Danny, nato da Jolanda Addolori e Anthony

Un cognome che pesa quello di Lorenzo, figlio della star di Hollywood Anthony Quinn. Sui social media racconta la sua infanzia da sogno a Bel Air, dove ancora bambino scorazzava in bicicletta nei giardini dei vicini di casa, del calibro di John Wayne, Kirk Douglas, Jerry Lewis. “Sono fiero di essere figlio di una leggenda. Ho imparato molto da lui. Mi occupo di arte da oltre 35 anni e lui è morto quando ne avevo venti, quindi non ha visto molto di quanto ho prodotto ma mi sosteneva. Certo, il mio cognome è un’arma a doppio taglio, non ci si possono permettere errori.”

E se il suo cognome è noto, ancora di più lo sono le due gigantesche mani bianche in spuma riciclabile (nove metri di altezza), che durante la Biennale del 2017 fuoriuscivano dall’acqua del Canal Grande e sostenevano il Palazzo Cà Sagredo. Il titolo era, appunto, “Support”, un appello ad aiutare le meraviglie storiche della Laguna contro le minacce dei cambiamenti climatici. “Si dice sia stata condivisa sui social fino a due miliardi di volte, un apprezzamento di pubblico davvero incredibile”. Certamente un’opera che è diventata un simbolo della lotta al cambiamento climatico, con diverse repliche più piccole adottate dalla COP 25 di Madrid. E sempre a Venezia, due anni dopo, Quinn è tornato in Biennale con Building Bridges, sei coppie di mani a guisa di ponte sull’Arsenale di Venezia, simbolo di “tutto quello che ci unisce” aveva detto l’artista. Opere che si sono imposte, catturate in infiniti scatti fotografici, seppur estranee al circuito ufficiale della Biennale.