Patrick Zaki è nato il 16 giugno 1991 a Mansura, in Egitto, da genitori di religione cristiana ortodossa copta, è laureato in farmacia alla German University del Cairo e il 5 luglio è diventato dottore anche all’lma mater, nel Master Gemma, in Women’s and Gender Studies. In occasione delle elezioni presidenziali egiziane del 2018, Patrick Zaki è stato uno degli organizzatori della campagna elettorale di Khaled Ali, avvocato e attivista politico impegnato nella difesa dei diritti umani che successivamente ritirò la candidatura denunciando il clima di intimidazione e i numerosi arresti dei suoi collaboratori. Zaki ha fatto parte dell’associazione per la difesa dei diritti umani Egyptian Initiative for Personal Rights, con sede a Il Cairo.

Il 7 febbraio 2020, tornando in Egitto per fare visita ai parenti, è stato catturato dagli agenti dei servizi segreti subito dopo l’atterraggio all’aeroporto del Cairo, alle 4 di mattina. Per un’intera giornata né familiari né mezzi d’informazione hanno saputo niente di lui. La notizia del suo arresto è stata divulgata successivamente dall’Egyptian Initiative for Personal Rights, il 9 febbraio. Nel verbale d’arresto – invece – la polizia egiziana ha scritto che Zaki è stato arrestato l’8 febbraio a un posto di blocco nel quartiere Jadyala a Mansura. Secondo il suo avvocato, Patrick è stato bendato e torturato per 17 ore consecutive con colpi allo stomaco, alla schiena e con scariche elettriche inflitte dalle forze di sicurezza egiziane, oltre a essere stato interrogato sulla sua permanenza in Italia, sul suo presunto legame con la famiglia di Giulio Regeni e sul suo impegno politico, venendo inoltre minacciato di stupro. Diversa la versione della Procura Generale di Mansura, che ha dichiarato di avere constatato lo stato di salute del fermato, affermando che egli non palesava ferite sul corpo. Il Procuratore Generale dell’Egitto, Hamada el-Sawy, ha negato che il fermato sia stato torturato dalla polizia.
Patrick Zaki è accusato di aver pubblicato notizie false sui social con lo scopo di disturbare la pace sociale, di aver incoraggiato le proteste contro l’autorità pubblica e il rovesciamento dello stato egiziano. Il regime egiziano, noto per essere repressivo e violento, rivolge queste accuse ai dissidenti o a chi è critico nei confronti del governo.
Secondo gli avvocati del ragazzo i post pubblicati su Facebook, che gli sono costati la galera, sarebbero falsi. Le accuse sono state rese note allo studente solo il sabato mattina dopo il suo arresto, davanti alla procura di Mansoura.
Le prime udienze del processo contro Zaki si sono tenute solamente a luglio del 2020. Dall’arresto erano passati cinque mesi. Il 7 dicembre 2020 il giudice della terza sezione del tribunale antiterrorismo del Cairo ha stabilito un primo prolungamento del carcere preventivo, rinnovato nuovamente il 2 febbraio 2021. Ma la custodia dello studente è stata allungata di volta in volta.
Dopo una breve detenzione presso Talkha, il 25 febbraio 2020 Zaki è stato trasferito nel carcere di Mansura ed è stata fissata la sua udienza in tribunale per il 7 marzo. Dopo una visita dei genitori concessa in via straordinaria, il 5 marzo è stato trasferito nel Carcere di Tora, al Cairo. Due giorni dopo, il tribunale competente ha rinnovato la sua detenzione preventiva fino alla successiva udienza, poi posticipata al 21 marzo e nuovamente posticipata a causa della pandemia di COVID-19 in corso.
Patrick Zaki ha ricevuto la grazia dal presidente egiziano al-Sisi. La notizia arriva solo un giorno dopo la condanna a tre anni decisa dal Tribunale di Mansura, con l’accusa di aver diffuso notizie false. Dopo aver passato la scorse notte in una cella di sicurezza presso il commissariato di polizia di Nuova Mansura, un centro sulla costa del delta del Nilo, il ricercatore e attivista dovrebbe essere rilasciato oggi, alle nove (ora locale egiziana, le otto in Italia). A rivelarlo all’ANSA è Khaled Ali, avvocato, attivista politico, ex-candidato alle presidenziali egiziane e presidente della ong Centro egiziano per i diritti sociali ed economici. Secondo quanto si apprende, l’intelligence – attraverso l’Aise (Agenzia informazioni e sicurezza esterna) – sta lavorando per organizzare il trasferimento di Zaki in Italia già nelle prossime ore. Non ci sarebbe infatti alcun divieto di espatrio a pesare su di lui. La notizia è stata confermata dalla premier Meloni: “Domani Patrick Zaki sarà in Italia e gli auguro dal profondo del cuore una vita di serenità e di successi”, ha detto in un videomessaggio, ringraziando il presidente al-Sisi per avergli concesso la grazia.





