Una data che ha segnato, certamente, la storia dello sport mondiale sconcertando emotivamente tutti colori che vissero in diretta quegli attimi terribili che strapparono un grande campione dalla vita di appassionati, tifosi e cari. Quel 1 maggio 1994 terminò il cammino terreno di Ayrton Senna, con il brasiliano che divenne, a pieno titolo, una leggenda universale della Formula 1 e più generalmente della memoria popolare. Trent’anni fa, infatti, il pilota sudamericano si schiantò con la sua Williams FW16-Renault, appena abbracciata dopo la militanza in McLaren, al Tamburello, tratto della pista di Imola. Una tragedia ancora oggi vivida e dolorosa.
Ayrton Senna, il ricordo del medico che lo soccorse: “Respirava ancora quando arrivai”

“Io seguivo il coordinamento complessivo, il servizio in pista era in capo ai responsabili dell’autodromo. Un sistema di monitor seguiva la gara. Mauro Sacchetti, storico coordinatore del 118 che purtroppo non c’è più, vide l’incidente. E disse quelle due parole – queste le dichiarazioni di Giovanni Gordini, ai tempi medico responsabile del soccorso, riportate da Il Resto del Carlino –. C’era già stato un incidente, io ero andato quindi vicino alle tribune: dopo la prima partenza, c’era stato uno stop, poi la seconda partenza. Avevo un vespino e, muovendomi fuori dal circuito, riuscii a entrare dalle reti poco più avanti al Tamburello. I colleghi stavano già iniziando il trattamento su Senna. C’era Sid Watkins, capo medico della Fia: si sentiva Senna che respirava da solo. Era vivo e ancora non erano state completate le procedure per stabilizzarlo. Siccome avevamo un elicottero in giro, concordammo con Watkins di farlo atterrare lì vicino. E’ stato il primo e ultimo Gran premio in cui l’elicottero è intervenuto per un incidente e ha portato il paziente direttamente all’ospedale di riferimento: in tutti gli altri casi, i pazienti venivano portati all’ospedale del circuito“.
“Tentammo il tutto per tutto, ma la tac era devastante. Davvero devastante”
“L’intervento fu compresso nei tempi: il paziente era gravissimo. Intanto all’ospedale tutti erano informati e la primaria Maria Teresa Fiandri stava coordinando. La tac era devastante. Devastante. Si vide subito tutto quello di drammatico che c’era, compreso il danno fatto dal braccetto della sospensione, la frattura della base cranica, dove il cranio si articola con il collo. Da li scaturirono emorragie. Devastante. Tentammo il tutto per tutto. Ma dopo poco si vide che l’encefalogramma era piatto. Era la documentazione della morte cerebrale: fu inoppugnabile. Purtroppo. Povero, Ayrton. Berger chiese di vedere Ayrton. Sapeva cosa avrebbe visto. Vide un amico morire. Fu uno dei primi incidenti così gravi passato in diretta. In qualche modo fu didattico, riuscì a spiegare in una situazione così drammatica come si lavora nei soccorsi. Non c’era niente di straordinario. Solo il lavoro dei professionisti, l’abc delle manovre semplici da mettere in atto in sequenza. Stabilizzammo le funzioni vitali al minimo. Ma dal Tamburello non c’era possibilità di ritorno per Ayrton“.





