L’inviato de Le Iene Nicolò De Devitiis è stato ricoverato in ospedale per una polmonite e oggi ha aggiornato e rassicurato i fan sul suo stato di salute.

Nicolò De Devitiis parla del suo stato di salute, ecco come sta

Nicolò De Devitiis

L’inviato de Le Iene Nicolò De Devitiis è stato ricoverato in ospedale lo scorso 18 luglio per via di una polmonite. Oggi, in vista delle dimissioni, ha aggiornato i fan circa il suo stato di salute condividendo alcune foto in ospedale e raccontando i dettagli dei problemi avuti.

”E alla fine è capitato. Mi sono dovuto fermare. Il corpo me l’ha imposto. Ero su un set a registrare una pubblicità, sudavo freddo, ma finisco e torno a casa: 40 di febbre. Erano anni, decenni, che non mi capitava. Per qualche giorno continua febbre e tosse, così, prima di dover andare a presentare un evento a Napoli, per scrupolo (nun-se-sa-mai) vado a farmi una visita (troppe poche volte accade con questa vita che facciamo, dovremmo farlo molto più spesso) dal mio pneumologo. Neanche faccio in tempo a entrare: “mm questo fiato così corto? facciamo subito una tac.”. Eccallà. Poco dopo esco: polmonite grave (ve la dico male: tutti abbiamo un indice di polmonite che oscilla tra i -5 e 5, io lo avevo a 212 (azz.)”.

Il periodo di stop

Successivamente, Nicolò De Devitiis ha parlato del periodo di stop:

“Così mi fermo. In questi giorni di clinica e riflessione forzata nel mio letto ho avuto modo (più del solito) di riflettere, pensare e sono arrivato a una conclusione. Che la gente, citando il Jova, mormora (e mormorerà sempre) ma noi dovremo farla tacere esclusivamente praticando l’allegria, sempre”.

Infine, ha ringraziato chi è stato vicino e il personale sanitario:

“Grazie a tutti quelli che ci sono stati e che sono e saranno sempre con me. Grazie anche a voi per il supporto, vi sento e vi ho sentito molto vicini, più del solito […] i dottori, operatori sanitari e ragazzi, che in questi giorni si sono presi cura di me e hanno sopportato la mia cassa con la musica sparata h24 e di aver cantato con me, so che vi mancherò. […] Sono stati 8 giorni strani, ma belli, che tutto sommato ci volevano. Credo che niente accada mai per caso. Ora me ne torno a casa dove proseguirò la terapia per altri 10 giorni, ma il più è fatto, grazie per tutto l’affetto arrivato da ogni parte. Non so cosa siamo, ma siamo qualcosa”.

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