Dalla morte del padre a quella del fratello per overdose di antidepressivi, fino a quella della nipotina che è stata allattata da una mamma tossicodipendente, non è stata per nulla semplice la vita per Randi Ingerman. I suoi problemi di salute, le crisi epilettiche cominciate nel 2006: “Dopo otto anni di ricerche vane, una dottoressa ha trovato la diagnosi: epilessia causata da malformazione del lobo temporale sinistro. “Dobbiamo operarti”, mi ha detto, “e toglierti un pezzo di cervello”. Per ora, visti i rischi ed effetti collaterali dell’operazione, ho detto di no”, ha raccontato a Vanity.

La prima crisi epilettica? «Nel 2007, quando morì mio fratello. Mi ritrovai a terra, svenuta, non sapevo che cosa mi stesse accadendo. Poi, mentre stavo lavorando a un reality tv, accadde lo stesso. È stato allora che mi sono decisa ad approfondire». Ma da «otto anni cerco la cura che fa per me». La depressione invece è arrivata prima. «Ho cominciato a frequentare gli psicologi da bambina, dopo la separazione dei miei. E anche oggi ci faccio i conti, perché trovare la cura giusta che non faccia entrare in conflitto i farmaci è difficile».

Il suo obiettivo è aiutare le persone che soffrono di epilessia, informando su questa malattia per evitare che chi ne soffra venga discriminato: “Per ora mi curo con olio di canapa prodotto in America perfettamente legale, contenente Cbd… Da quando lo prendo, non ho avuto crisi. Speriamo continui così “. Anni difficili per Ingerman, che aggiunge: “Fino a 40 anni mi sono sentita sul tetto del mondo. Ero sana, bellissima e innamorata. Qualche tempo dopo, mi sono ritrovata imbottita di medicinali, in preda alle paranoie, sola e costretta a stare in casa”. Una lunga intervista, che passa attraverso le proposte indecenti ricevute, il lavoro in tv e quello che oggi cerca di godersi: “Mi alzo e cerco una piccola gioia. Anche per un tramonto, ne vale la pena”.