Roberta Serdoz, giornalista e vicedirettrice del Tg3, ha rilasciato un’intervista al settimanale Oggi, qualche anno fa ormai, in cui parlava per la prima volta dell’ex marito Piero Marrazzo. Il loro matrimonio è finito in seguito allo scandalo che nel 2009 travolse il governatore del Lazio per la sua frequentazione di transessuali, ma le dichiarazioni di entrambi rivelano un legame che continua, tenuto stretto dall’amore per la figlia Chiara. «Ci siamo separati, ma non ci facciamo la guerra» ha dichiarato Roberta, che è rimasta vicina al suo compagno da 17 anni a lungo durante la vicenda. «Mi sono comportata come si sarebbero comportate altre donne – ha aggiunto – imparando a districare il dolore, a trovare la forza di vivere».
Serdoz, classe 1968 laureata in lettere alla Sapienza, è una colonna portante della redazione Rai. A viale Mazzini ha iniziato come collaboratrice di Gianni Minoli per il leggendario ‘Mixer’. E’ poi passata a ‘La vita in Diretta’. Dal 1998 è al Tg3, inviata sui principali fatti di cronaca, dai terremoti alle stragi in Sicilia. Ha condotto il tg di mezza sera e della notte, poi tg e rassegna stampa di ‘Primo Piano’ e infine la rassegna stampa di “Linea Notte”. Tante gli Speciali del Tg3 legati a notizie di cronaca che portano la firma di Serdoz. Una lunga carriera che culmina ora con la promozione al ruolo di vicedirettrice.
Piero Marrazzo, moglie e figlie
Piero Marrazzo ha tre figlie: Giulia e Diletta, avute dal primo matrimonio con Isolina Fiorucci, e Chiara, avuta dal secondo matrimonio proprio con Roberta Serdoz: matrimonio che finì proprio nel 2009, perché in seguito allo scandalo la coniuge decise di lasciarlo. «Non ho dubbi, quello che avevo fatto per un uomo pubblico non era opportuno – spiega – non avevo adempiuto all’obbligo che avevo nei confronti delle istituzioni. E poi soprattutto la mia colpa più grave, verso la famiglia: per la vergogna non avevo messo in sicurezza le mie figlie e mia moglie Roberta». «Sono certo – dice ancora – che se avessi frequentato una prostituta donna, l’impatto sarebbe stato enormemente minore».
Proprio le tre figlie, Giulia, Diletta e Chiara, nel libro scrivono dei passi potenti. «Non mi hanno fatto sconti, né li volevo, né hanno fatto sconti alla società per come ci ha trattati. Io sono qui, fortunato e forte, ho il loro amore. Mi hanno insegnato come a un padre si possa perdonare di non averle protette». Il trattamento ricevuto dalle figlie, in quel periodo, è disumano: scritte omofobe contro il padre, da “almeno Berlusconi le tromba fregne” a “a Marrazzo piace il c***o”. Giulia, Diletta e Chiara le raccontano proprio nel libro, senza sconti. Qualcuno, in quelle settimane, chiedeva loro quando il papà si sarebbe suicidato. «Mai ho pensato al suicidio, c’era una narrazione che pareva voler spingere al suicidio. Io ero infinitamente stanco».
Dopo lo scandalo e le dimissioni, Marrazzo viaggiò negli Usa alla ricerca delle sue radici, e scoprì qualcosa di inaspettato su suo fratello Riccardo: «Suo padre, che mai abbiamo conosciuto, e al quale è stato negato il diritto di essere padre per il suo orientamento sessuale». Una vicenda legata al nonno Eugenio, papà della madre Gina Spina, descritto come un uomo dalla violenza indicibile. «Dopo una vita, ho raccontato a mio fratello la storia di suo padre, che lui ignorava e che io avevo da poco conosciuta. Mi ha detto: “Mi sarei aspettato che, di fronte a quello che aveva fatto nonno Eugenio, mio padre e mia madre facessero di più”».





