Nel 2020, in piena pandemia, il Capitano Thomas Moore aveva commosso il Regno Unito e il resto del mondo con la sua determinazione. Nonostante le difficoltà motorie e l’età avanzata, infatti, il veterano di guerra aveva attraversato il giardino della sua casa per ben cento volte, con il supporto di una carrozzina. Uno sforzo fisico dal sapore d’impresa, grazie alla quale aveva raccolto quasi quaranta milioni di sterline in favore del sistema sanitario nazionale.

Il suo gesto era diventato un simbolo di speranza e rinascita, mentre il Covid-19 imperversava ovunque. Il suo coraggio e lo spirito eroico, tuttavia, non sembrerebbero essere stati tramandati alla figlia Hannah Ingram–Moore, ad oggi accusata di aver beneficiato per il tornaconto personale della fama del padre e dalla Fondazione nata in onore di Captain Tom.

Il Capitano Tom Moore era un eroe, sua figlia meno: il rapporto

Capitano Moore
Il Capitano Thomas Moore e sua figlia Hannah

La Charity Commission, garante degli enti benefici, ha stilato, a conclusione di una lunga inchiesta, un rapporto di oltre trenta pagine. Dalle indagini è emersa la concreta probabilità che Hannah Ingram-Moore abbia venduto beni in nome di suo padre, scomparso all’inizio del 2021, senza però devolvere i proventi alla Fondazione. I consumatori avrebbero acquistato libri, gin, vino e molto altro per una buona causa, finendo però per essere ingannati.

Stando alla commissione, la donna e il marito Colin si sarebbero comportati in modo «disonesto». Per questo motivo, sarà vietato loro, per dieci e otto anni, qualsiasi coinvolgimento in attività benefiche. Farebbero parte delle infrazioni la pubblicazione di un’autobiografia di Captain Tom e altri due volumi, i cui ricavi sarebbero finiti a una società di cui la coppia è azionista. Hannah aveva preteso uno stipendio di ottantamila sterline l’anno per gestire la Fondazione e, proprio a nome di questa, avrebbe richiesto un permesso per la costruzione di un complesso-spa nel giardino di casa sua (struttura edificata senza nullaosta e, in seguito, demolita).

La regina Elisabetta in persona aveva insignito il reduce della Seconda guerra mondiale del titolo di sir, pochi mesi prima della sua morte, e l’intero Regno Unito lo aveva celebrato come un eroe nazionale. Un vero peccato che la famiglia non abbia ereditato i suoi valori.

Federica Checchia

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