Diddy: ritorna a far parlare di sè l’avvocato Tony Buzbee, dopo la maxi accusa a difesa di 120 persone, insieme alle ultime due nelle quali un uomo ed una donna rilasciavano forti dichiarazioni sul rapper imputandolo di averli aggrediti sessualmente.

Un noto volto dello showbiz americano rimasto anonimo, ha citato in giudizio il legale per un presunto tentativo di estorsione. Voci arrivate da CNN indicano “una celebrità e figura pubblica che vive a Los Angeles” sotto il nome di John Doe, ha accusato l’avvocato di Houston alla Corte Suprema Di Los Angeles. Il vip ha dichiarato che Buzbee ed il suo studio: “Hanno provato spudoratamente ad estorcere una somma o di presentare pubblicamente accuse orribili e selvaggiamente false contro di lui”.

Diddy, la denuncia contro l’avvocato Tony Buzbee


L’avvocato di Doe ha inoltre dichiarato che Buzbee ha mandato una lettera ad inizio di questo mese “Minacciandolo di rilasciare interamente volgari ed inventate dichiarazioni di violenza sessuale, compresi molteplici esempi di abusi di minori, sia maschi che femmine” se la celebrità anonima rifiutasse di attenersi alle sue richieste”. La causa prosegue, affermando che lo studio Buzbee sta cercando di prendere di mira le celebrità associate a Diddy per sfruttare le “accuse esplosive” contro il rapper . In un comunicato su CNN, il legale texano parla delle accuse: “Se stai cercando di nascondere la tua identità e sostieni di non aver fatto nulla di sbagliato, non sembra intelligente fare questa strategia. Lo affronteremo a tempo debito. Ho fiducia che con la piena divulgazione pubblica si risolverà tutto”.

Attualmente, Buzbee rappresenta i 120 denuncianti di Diddy, il quale ha negato le accuse rivolte contro di lui. Il rapper arrestato lo scorso 16 settembre, si trova in stato di fermo a Brooklyn al Metropolitan Detention Center. Nelle ultimissime ore, è stato effettuato un terzo tentativo di rilascio su cauzione di Combs, respinto ancora una volta dalla corte. Il giudice Subramanian ha dichiarato che la decisione arriva dopo che “Il governo ha dimostrato con prove evidenti e convincenti che nessuna condizione o la combinazione di condizioni garantiranno ragionevolmente la sicurezza della comunità”. Un altro dei motivi per i quali è stato negato il rilascio della cauzione, è dovuto alle dichiarazioni del pubblico ministero. L’accusa sostiene che il rapper abbia abusato delle risorse della struttura penitenziare per influenzare i testimoni del suo caso, obbligando almeno otto reclusi ad usare i loro telefoni.

Lo scorso venerdì, lo stesso giudice aveva negata a Combs la possibilità di ottenere gli arresti domiciliari, a seguito della richiesta dei suoi legali sulla possibilità di effettuare la detenzione domestica in Florida, in una proprietà nella quale lo scorso marzo gli agenti federali hanno eseguito un blitz. In una seconda proposta arrivata dai legali del producer, si richiedevano gli arresti domiciliari a New York in un appartamento nell’Upper East Side, sotto sorveglianza 24h su 24h e sette giorni su sette con tre sorveglianti al suo fianco ed uno alla porta. Lapidaria la risposta del pubblico ministero: “Non funzionerà”

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