Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi parliamo di una donna eccezionale che ha saputo affermarsi in un mondo di uomini, nonostante i pregiudizi della sua epoca. Il suo nome è Jocelyn Bell Burnell e questa è la sua storia

Jocelyn Bell Burnell, la scienza e le discriminazioni di genere

Lo spazio di LetteralMente Donna è dedicato a Jocelyn Bell Burnell, fonte fonte ilblogdellasci.wordpress.com
Jocelyn Belle Burnell, fonte ilblogdellasci.wordpress.com

“A partire dall’età di 13-14 anni sapevo già di voler fare l’astronoma. Non sapevo bene quale tipo di astronomia, perché, avendo necessità di dormire, quella ottica non mi sembrava una buona idea. Poi ho scoperto la radioastronomia e deciso che avrei lavorato in quel campo, indirizzando così i miei studi scolastici e universitari verso la di fisica e la matematica per poter diventare un radioastronomo”. Cosi Jocelyn Belle Burnell racconta in un’intervista a Media Inaf la sua decisione di entrare nel mondo della radiofisica. Una decisione che non era comune per una donna nella Belfast degli anni 50′ ma che fu portata avanti grazia al grande sostegno della famiglia e non a quello della società dell’epoca.

“A quel tempo nell’Irlanda del Nord, dove vivevo, le ragazze erano destinate a diventare casalinghe, mogli e madri, e non avevano bisogno di molta istruzione, erano i ragazzi ad averne bisogno e a riceverla. La mia scuola aveva stabilito che le ragazze ricevessero lezioni per imparare a cucinare e a ricamare e i ragazzi lezioni di scienze. I miei genitori lottarono contro le decisioni della scuola, e finì che a 12 anni ero in una classe di scienze tutta maschile ma con tre ragazze”, spiega infattì la Burnell. La sua è stata una lotta per lo studio e la sua passione per la radiofisica contro la discriminazione di genere alla quale a risposto sempre senza imbarazzo e raggiungendo risultati che sembravano impensabili per una donna.

Cambridge e la questione del Nobel rubato

Nel 1967 la Burnell era una dottoranda sotto la supervisione del professor Antony Hewish a Cambridge. Il suo primo compito principale fu quello di dare una mano per la costruzione di un nuovo grande radiotelescopio che comportò la posa di decine di cavi.Lavoravo nel sito dell’osservatorio per mettere le spine ai cavi, martellare i pali nel terreno… potevo brandire una grande martello pesante tre o quattro chili. Sono letteralmente diventata molto forte fisicamente, c’era molto freddo e umido. Molto esercizio, poco cervello, diciamo. Ero anche responsabile di tutti quei cavi, e nei radiotelescopi ci sono chilometri di cavi.”, racconta infatti la Burnell.

Poi successivamente divenne la sola “a gestire e a far funzionare il radiotelescopio”. Fu così che notò nello spazio “un segnale di circa cinque millimetri che non aveva senso”. Si formularono varie ipotesi su da dove arrivassero quelle onde radio inclusa una nuova forma di vita extraterrestre. Poi dopo le vacanze estive del 67 la Burnell notò che c’erano diverse sorgenti da cui proveniva lo stesso segnale per questo si optò per una nuova classe di stelle che prese il nome di pulsar. Il merito della scoperta però andò al solo professor Hewish che vinse il Nobel nel 1974 mentre gli studi della Burnell furono completamente ignorati.

La celebre scienziata anni dopo, come riportato da Enciclopedia delle donne, commentò il mancato riconoscimento senza alcun risentimento ma dicendo che: “Io ero una studentessa di dottorato, e in quei tempi si credeva, si percepiva, si dava per assodato, che la scienza fosse fatta e guidata da grandi uomini – propriamente uomini – probabilmente in camici bianchi. E che questi uomini avessero una pattuglia di servi che facevano ogni cosa su indicazione, senza pensare.”

I riconoscimenti ottenuti

Il mancato Nobel non ha fermato la Burnell che ha proseguito la sua carriera ottenendo diversi prestigiosi riconoscimenti come l’essere la prima donna a capo della Royal Society of Edinburgh e l’Institute of Physics del Regno Unito. Nel 2018 poi il prestigioso Breakthrough Prize per la Fisica Fondamentale del valore di oltre 2,5 milioni di euro. Soldi utilizzati, come da lei stesso raccontato, per aiutare negli studi “altri giovani appartenenti a delle minoranze forse anche loro, lavorando con impegno, potrebbero n giorno fare nuove scoperte. Quindi il premio è stato utilizzato dal nostro istituto per borse di studio in fisica per studenti che provengono da realtà difficili o dimenticate, per esempio di differenti etnie, di genere femminile, persone con disabilità e tutte le minoranze in genere”. Inoltre ha fondato l’ l’Athena Swan programme per il sostegno alle donne allo scopo di migliorarne l’inclusione nel mondo universitario.

Stefano Delle Cave

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