L’Ufficio delle Nazioni unite per il Coordinamento degli Affari umanitari (Ocha) ha dichiarato lunedì che dal 26 novembre oltre 48.500 persone sono state sfollate in Siria e le infrastrutture chiave, tra cui ospedali, scuole e stazioni idriche, sono state danneggiate dall’escalation delle ostilità tra i ribelli siriani e le forze governative. L’Ocha ha inoltre dichiarato che almeno 44 persone sono state uccise, tra cui 12 bambini.
Secondo i caschi bianchi siriani, un servizio di soccorso gestito dall’opposizione, tre civili sono stati uccisi a Idlib a seguito di un attacco su un ospedale lunedì. Hanno dichiarato che due attacchi aerei hanno colpito un gruppo di quattro ospedali e l’edificio della direzione sanitaria nella città di Idlib.
Due persone nell’ospedale universitario di Idlib sono morte dopo che le loro macchine per l’ossigeno si sono spente in seguito agli attacchi, hanno detto gli ufficiali. I pannelli del soffitto e le porte dell’ospedale sono esplosi, mentre le ambulanze e i veicoli all’esterno sono stati gravemente danneggiati, secondo le riprese effettuate da un giornalista dell’Associated Press.
La guerra civile in Siria, che dura da 13 anni, si è nuovamente intensificata con un’offensiva a sorpresa dei ribelli che hanno conquistato Aleppo, una delle città più grandi della Siria e un antico centro di cultura e commercio del Medio Oriente.
Gli insorti guidati dal gruppo jihadistaHayat Tahrir al-Sham hanno lanciato un duplice attacco ad Aleppo la scorsa settimana e si sono spostati nelle campagne intorno a Idlib e nella vicina provincia di Hama.
L’esercito siriano e i suoi alleati stranieri hanno affrettato i rinforzi e lanciato attacchi aerei nel tentativo di bloccare il loro slancio.
Siria, le forze filo-Usa e le forze filo-iraniane
Intanto, si è riacceso nelle ultime ore il fronte orientale siriano dove sono presenti forze filo-Usa e forze filo-iraniane a sostegno di rispettivi clienti armati locali. Le forze filo-statunitensi guidate dal Pkk curdo e da tribù arabe starebbero tentando di conquistare sette località a est del fiume Eufrate attualmente sotto controllo delle milizie filo-iraniane e di altri clan tribali vicini invece all’Iran.
I ribelli jihadisti filo-turchi sono “alle porte””di Hama, la quarta città della Siria. Lo riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Osdh). Per tutta la giornata ci sono stati intensi scontri tra l’esercito siriano, sostenuta da Iran e Russia, e i jihadisti anti-regime. Citato dall’agenzia ufficiale Sana, una fonte militare siriana ha affermato che “grandi rinforzi militari sono arrivati in città”. Da un lato, l’avanzata dei ribelli jihadisti in Siria perde vigore; dall’altro, crescono i timori per un’escalation del conflitto che vede sempre più coinvolti gli alleati del dittatore Bashar al-Assad, ossia la Russia di Vladimir Putin e l’Iran di Ali Khamenei. Sono ore di apprensione nel Paese mediorientale dove, complice la turbolenta situazione in tutta la regione, si è riaccesa la miccia della guerra civile. Dopo un’avanzata lampo che ha portato i gruppi armati, guidati dall’organizzazione terroristica Hayat Tahrir Al Sham, a conquistare Aleppo, l’offensiva islamista verso Hama, Idlib e Damasco sembra aver perso slancio.
La causa sarebbe da attribuire ai continui bombardamenti dell’aviazione dell’esercito regolare siriano, supportata da quella russa, e all’intervento delle milizie filo-iraniane provenienti dal vicino Iraq. Proprio questa alleanza, secondo quanto dichiarato dal governo siriano di Assad, ha permesso di bloccare l’avanzata delle fazioni armate nella zona di Hama. Operazioni congiunte di Siria, Russia e Iran, con “un attacco su vasta scala”, starebbero inoltre consentendo di riconquistare aree perdute nei giorni precedenti, in particolare nei dintorni di Aleppo. Le forze lealiste di Assad si starebbero spingendo anche verso la città di Safira, situata 25 chilometri a sud-est di Aleppo e considerata la porta d’accesso alla città.
Mentre la crisi siriana peggiora, con il rischio di un’escalation sempre più concreto, cresce la preoccupazione anche in Libano, dove la tregua appare sempre più fragile. L’aviazione israeliana, secondo quanto comunicato dall’Idf e ripreso dal quotidiano Haaretz, ha ripreso intensi bombardamenti su obiettivi legati a Hezbollah. Decine di lanciatori di razzi e infrastrutture sono stati distrutti. L’azione, secondo Tel Aviv, è stata una risposta a due colpi di mortaio sparati dai miliziani libanesi contro Israele, in violazione della tregua.





