Il presidente francese Macron sta cercando di riprendere il controllo della situazione in vista della formazione di un nuovo governo. Questo venerdì riceverà i leader dei gruppi politici, dal PS ai Républicains. I partiti di Jean-Luc Mélenchon e Marine Le Pen non sono stati invitati.

Emmanuel Macron vuole formare un governo “di interesse generale” escludendo i partiti del caos, come li ha definiti giovedì sera. Ma alla tavola rotonda non sono stati invitati nemmeno altri partiti: gli ecologisti e i comunisti.

I detrattori del presidente vedono in questo un calcolo machiavellico per cercare di rompere l’alleanza del Nouveau Front Populaire (Nfp), formata in vista delle elezioni legislative dell’estate scorsa, e in cui sono coinvolti anche i socialisti.

Ma il presidente del Partito socialista non si lascia ingannare: “Andremo all’Eliseo perché lo abbiamo chiesto”, ha dichiarato giovedì Olivier Faure, primo segretario del partito. “Chi pensa che il Partito socialista sia in vendita si sbaglia”, ha avvertito.

Macron ha promesso ai francesi che avrebbe nominato un nuovo governo “nei prossimi giorni”

Con l’aggravarsi della crisi politica in Francia dopo il rovesciamento del governo di Michel Barnier, giovedì sera Emmanuel Macron ha promesso ai francesi che avrebbe nominato un nuovo governo “nei prossimi giorni”.

Barnier si era dimesso dopo che il suo governo era stato sfiduciato dall’Assemblea nazionale, la camera bassa del parlamento. Nel discorso di giovedì sera Macron lo ha ringraziato e lodato per la sua «combattività» ma senza aggiungere molto altro, dato che nei minuti successivi ha parlato di alcune generiche priorità politiche del prossimo governo: al momento quindi è ancora piuttosto difficile capire cosa succederà nei prossimi giorni. Le dimissioni di Barnier, che guidava un governo di minoranza, erano obbligate, perché la Costituzione francese prevede che un primo ministro debba lasciare l’incarico dopo essere stato sfiduciato: si occuperà comunque degli «affari correnti fino alla nomina di un nuovo primo ministro».

Secondo la Costituzione francese, il presidente della Repubblica nomina il primo ministro. Ma la nuova situazione parlamentare, derivante dallo scioglimento dell’Assemblea Nazionale lo scorso giugno, ha completamente rimescolato le carte.

Sebbene da un punto di vista istituzionale Emmanuel Macron rimanga l’unico a poter indicare il premier , l’assenza di una maggioranza all’Assemblea Nazionale lo obbliga a cercare un consenso trasversale prima di nominare un nuovo Primo Ministro.

Macron ha comunque opzioni piuttosto limitate: non può indire nuove elezioni prima di luglio del 2025, e dovrà trovare il modo di nominare un altro primo ministro possibilmente con un consenso più largo di quello che aveva Barnier. Il problema è che il parlamento è diviso in tre blocchi politici, uno di destra, uno di centro e uno di sinistra, che hanno un numero di seggi simile e che finora non si sono mostrati intenzionati a collaborare fra loro. Potrebbe scegliere un primo ministro più vicino alla destra, sperando che riesca a trattare con Le Pen più di quanto non sia riuscito Barnier, oppure potrebbe cercare un appoggio a sinistra, dai Socialisti, che però non sembrano intenzionati a separarsi dalla France Insoumise, con cui hanno creato la coalizione Nuovo Fronte Popolare.