Ora è ufficiale: la Fifa ha comunicato l’assegnazione dei Mondiali 2034 all’Arabia Saudita. La decisione non è stata complicata: i sauditi erano gli unici presenti in lizza per organizzare il torneo che si giocherà tra una decina d’anni. Ora però c’è la conferma definitiva: dopo il Qatar, anche il regime di Bin Salman avrà la sua vetrina calcistica per presentarsi al mondo come un Paese moderno, nascondendo con una bella mano di sportwashing le violazioni dei diritti umani. Questo rappresenta un ulteriore passo in avanti per la federazione saudita, che mira a ottenere un ruolo sempre più da protagonista nel calcio mondiale. Dopo aver arricchito il proprio campionato nazionale con l’acquisto di top players provenienti dalle migliori squadre d’Europa, il calcio saudita vuole ottenere uno status di rilievo assoluto, che forse otterrà appunto con la Coppa del Mondo che potrebbe essere disputata in inverno, proprio come successo in Qatar.

Una parte di Sudamerica (Argentina, Uruguay e Paraguay) e poi Spagna, Marocco e Portogallo ospiteranno i prossimi Campionati del mondo di calcio. Poi sarà il turno dell’Arabia Saudita, quattro anni dopo. La doppia decisione è stata presa attraverso il voto di un congresso virtuale della federazione internazionale del calcio. Senza suspense, in quanto, dallo scorso anno, le due candidature si sono trovate da sole in corsa per ciascuna edizione. Il torneo del 2030 segnerà un secolo da quando la prima Coppa del Mondo si è tenuta in Uruguay e, di conseguenza, la candidatura vedrà anche la nazione sudamericana aggiudicarsi una partita insieme ad Argentina e Paraguay. Questo la rende una candidatura completamente senza precedenti, che coinvolge tre diverse confederazioni continentali. La Fifa ha confermato più di un anno fa che la proposta congiunta guidata da Marocco, Spagna e Portogallo era l’unica candidata per il 2030, con tutte le altre potenziali candidature cadute nel dimenticatoio. Una proposta congiunta britannica e irlandese è stata abbandonata quando le due nazioni hanno deciso di concentrarsi su Euro 2028, mentre c’erano suggerimenti per una candidatura da Corea del Sud, Cina, Giappone e Corea del Nord, non andata a buon fine.