Come il Natale, anche il Capodanno in epoca Vittoriana era molto sentito. Con il regno della Regina Vittoria si inizia a celebrare l’avvento del nuovo anno con tradizioni e usanze, tipicamente del periodo storico, alcune tutt’ora seguite. Tuttavia, per comprendere la genesi della celebrazione bisogna rimandare a una festa scozzese che si associa alla fine dell’anno e l’inizio del nuovo; la festa prevedeva una serie di rituali propiziatori in virtù del nuovo inizio.

Capodanno in epoca Vittoriana, il legame con Hogmanay

L’ultimo dell’anno è sicuramente un momento di festa, ma anche un periodo magico – un po’ come accade per Halloween, il 31 ottobre – secondo cui, anticamente, si era soliti svolgere dei rituali propiziatori affinché i nuovi 365 giorni non fossero nefasti. Se in epoca Vittoriana i festeggiamenti natalizi erano, quasi, solenni la stessa sorte era toccata al Capodanno; con il regno della Regina Vittoria, infatti, il periodo delle feste iniziava a essere molto sentito dalle famiglie del tempo. La genesi dei festeggiamenti riguardanti l’ultimo dell’anno, però, ha radici arcaiche che rimandano a una antica festa scozzese nota come Hogmanay. Questo termine si riferiva all’ultimo giorno dell’anno e alle celebrazioni associate a questo periodo che, generalmente, si protraevano dal 31 dicembre fino al mattino del 1º gennaio, proprio come in epoca attuale.

Sembra che l’origine di questa festa risalga alle celebrazioni del solstizio d’inverno ma, tuttavia, pare siano accorpate anche le usanze della festa gaelica di Samhain. Hogmanay si colloca al centro dei famosi Dodici Giorni di Natale che, come stabilito nel 567 dal Concilio di Tours, è il periodo festivo e religioso che intercorre tra Natale (25 dicembre) e l’Epifania (6 gennaio). L’ Hogmanay prevedeva alcune tradizioni particolari, usanze poi importante nei festeggiamenti di Capodanno durante l’epoca Vittoriana.

Fra le tradizioni associate a questa tipica festività scozzese vi era la pratica del quaaltagh, ovvero ”il primo passo”, che aveva immediatamente inizio dopo mezzanotte. La prima persona che varcava la porta di casa di un amico o parente portava dei doni come il sale, il carbone, shortbread o whisky il cui simbolo era augurare buoni auspici al capofamiglia. Meglio, però, se la persona a dare inizio al First Foot avesse i capelli scuri; i biondi non erano molto graditi.

Superstizioni e riti propiziatori

Per ingraziarsi la buona sorte, il Capodanno in epoca Vittoriana prevedeva lo svolgersi di particolari rituali durante il classico ‘veglione” come oggi lo si intende. L’epoca Vittoriana, fra le altre cose, è stata un’era colma di interesse per lo spiritismo, l’occultismo e l’esoterismo; era quindi facile, in un giorno di festa in cui tutti sono riuniti, lasciarsi andare alla superstizione e a riti che prevedevano un certo grado di suggestionabilità o giochi a riguardo. Una credenza comune era che le azioni compiute durante il primo dell’anno si sarebbero poi reiterate durante tutto l’anno; bisognava, quindi, stare bene attenti a non sfidare la sfortuna che, in tal caso, avrebbe seguito il malcapitato per tutto il resto dei dodici mesi. In realtà questa credenza esiste anche in epoca attuale, basti pensare al noto proverbio Quel che si fa il primo dell’anno si fa per tutto l’anno.

Una consuetudine particolare per i vittoriani era far visita durante il Capodanno: un po’ perché rimanere in casa o non festeggiare l’arrivo del nuovo anno era da considerarsi una pratica da evitare per non attrarre la sfortuna; del resto, chi fa qualcosa il primo dell’anno è probabile che lo ripeta durante i giorni seguenti, come recita lo storico proverbio. Di solito erano gli uomini a fare le visite, mentre donne e bambini restavano in casa a ricevere gli ospiti. Si davano anche dei rinfreschi per l’occasione, che diveniva anche un’opportunità per socializzare per giovani donne e uomini in previsione di un matrimonio.

Fra le tradizioni più particolari quella di uscire sempre con un po’ di denaro in tasca; in questo modo non sarebbe mancato durante l’anno. Mai, invece, uscire con lumi e lanterne: portare il fuoco fuori casa era considerato di cattivo auspicio. Indossare un nuovo indumento era bandito in quanto avrebbe portato sfortuna.

Capodanno in epoca Vittoriana, il Valzer delle Candele

Un’altra tradizione riguardante il Capodanno in epoca Vittoriana è l’Auld Lang Syne, ovvero il Valzer delle Candele. Si tratta di una canzone tradizionale scozzese molto diffusa nell’ambiente anglosassone; un brano di congedo eseguito la notte di Capodanno per congedarsi, appunto, dall’anno vecchio. La canzone, però, è riproposta anche in altre occasioni come, per esempio, la fine di un corso di studi o il pensionamento di un collega: una melodia che si usa intonare alla fine di un ciclo e che invita a ricordare i vecchi amici e il tempo trascorso insieme. Il titolo del brano Auld Lang Syne e si rifà a un’espressione scozzese la cui traduzione letterale è “old long since”, ovvero “the good old days” riferendosi al tempo lieto trascorso insieme, appunto “i bei tempi andati”.

The golden wheel dream-book and fortune-teller, il libro delle raccomandazioni per un Capodanno tranquillo

A proposito di cartomanzia e occultismo tipici dell’epoca vittoriana: nel 1862 Felix Fontaine pubblica The golden wheel dream-book and fortune teller testo in cui raccomanda di festeggiare il Capodanno in modo placido e tranquillo, evitando quindi veglioni festosi e ricchi di gente e rumore, ma rimanendo in compagnia di pochi intimi a prevedere il futuro. Pare, secondo l’autore, che la sera più adatta alla stregoneria sia proprio la vigilia di Capodanno e che sarebbe un’idea incauta, oltre che di cattivo auspicio, trascorrere questa serata fra balli e festeggiamenti.

Il consiglio è passare il Capodanno in intimità con poche persone cercando di capire cosa riserverà il futuro. I metodi – o meglio gli incantesimi – che l’autore propone sono diversi; il metodo del piatto o l’incantesimo del piombo e della cera, l’incantesimo del guscio di noce ma anche quello della candela o dei capelli.

Il libro suggerisce metodi divinatori per provare a fare predizioni per l’anno nascente, ma anche alcuni giochi di magia da fare con semplici oggetti. Oltre alla divinazione il libro contiene un elenco alfabetico dei sogni con annessa interpretazione, i numeri e il loro significato, l’interpretazione del futuro attraverso la ruota d’oro, un gioco di sorte attraverso la scelta di un numero e principi per prevedere l’avvenire attraverso piccole magie.

Foto in copertina: Viggo Johansen, Felice Natale, 1891, olio su tela, cm 127×158, Hirschsprung Collection, Copenhagen

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