I parlamentari sudcoreani hanno votato per la messa in stato di accusa del presidente ad interim Han Duck-soo, accusandolo di aver “partecipato attivamente all’insurrezione” dopo il fallito tentativo del suo predecessore di imporre la legge marziale il 3 dicembre.
“Dei 192 deputati che hanno votato, 192 hanno votato per l’impeachment”, ha dichiarato il presidente dell’Assemblea nazionale Woo Won-shik
Si tratta del primo impeachment di un presidente ad interim nella storia della Corea del Sud, dopo quello del presidente in carica. Il ruolo di capo di Stato ad interim spetta ora al ministro delle Finanze Choi Sang-mok.
Secondo il leader del PPP, il partito al potere, Han deve “continuare a dirigere gli affari dello Stato senza piegarsi all’approvazione della mozione di impeachment dell’opposizione”, ma lo stesso presidente ad interim ha già fatto sapere che intende “rispettare la decisione del Parlamento”.
La Corte Costituzionale deve convalidare o invalidare la cacciata di Yoon entro sei mesi, ma Han si è rifiutato di nominare tre dei nove giudici della Corte chiamata a decidere a maggioranza di due terzi. Nonostante diversi seggi siano vacanti, per oggi è fissata la prima udienza della Corte costituzionale sull’impeachment di Yoon. Se i tre seggi vacanti non saranno occupati prima della fine della procedura, i sei giudici rimanenti dovranno pronunciarsi all’unanimità per estromettere definitivamente il signor Yoon dal potere. Un solo voto contrario alla destituzione significherebbe quindi il suo automatico ritorno in carica.
Ora, spiega la Yonhap, per Han – che è anche primo ministro – scatta la sospensione dagli incarichi e le funzioni passano al vice premier e ministro delle Finanze, Choi Sang-mok, che diventerà così presidente e primo ministro ad interim. In una dichiarazione rilanciata dall’agenzia, Han ha detto di “rispettare la decisione dell’Assemblea nazionale”, di non voler “aggiungere altra confusione e incertezza” e auspicato “una decisione rapida e saggia da parte della Corte Costituzionale”, chiamata a esprimersi dopo il Parlamento.
Intanto si registra la protesta del partito al potere, il Ppp, secondo cui la decisione dell’aula non è valida dal momento che poco prima dell’avvio delle operazioni di voto lo speaker dell’Assemblea nazionale, Woo Won-shik, ha fissato il quorum a 151 (la maggioranza semplice), mentre – è la contestazione della forza politica – per le procedure che riguardano i presidenti è richiesta la maggioranza dei due terzi.





