La Corte Suprema ha respinto la richiesta del presidente eletto Donald Trump di sospendere la sentenza relativa al processo sul pagamento fatto all’ex pornostar Stormy Daniels perché mantenesse il silenzio sulla loro relazione prima delle elezioni presidenziali del 2016.
Trump è già stato dichiarato colpevole lo scorso maggio di 34 capi di accusa. La condanna, attesa per oggi, formalizzerà il suo status di unico presidente ad essere stato condannato per un crimine. Giovedì era stata la Corte d’appello di New York a respingere il ricorso presentato da Donald Trump per ottenere il rinvio dell’udienza fissata dal giudice Juan Merchan per leggere la sentenza del processo legato alla vicenda Stormy Daniels, in cui il tycoon è stato condannato per falsificazione di contabilità finanziaria.
Il giudice di New York che sta seguendo il caso ha già escluso una pena che preveda il carcere, la libertà vigilata o una multa (ci sono altri tipi di pene, come i servizi sociali). È anche per questo che la Corte Suprema ha deciso che Trump poteva subire la condanna, ritenendo che una sentenza di questo tipo non avrebbe ostacolato il suo insediamento. La maggioranza comunque è stata minima: dei 9 membri della Corte, 5 hanno votato a favore dell’emissione della condanna e 4 contro. La pena massima per i reati di cui è accusato Trump sarebbe stata di 4 anni di carcere.
A maggio del 2024 la giuria popolare aveva dichiarato Trump colpevole per tutti i 34 capi di accusa a suo carico: in sostanza di aver falsificato documenti contabili della campagna elettorale del 2016 per nascondere l’esistenza dei pagamenti a Daniels, usati per comprare il suo silenzio su una relazione sessuale avvenuta dieci anni prima. Negli Stati Uniti prima si decide la colpevolezza, e poi l’eventuale condanna in un’udienza successiva: Trump deve ancora ricevere la condanna.
Questo era uno dei quattro processi penali in cui era coinvolto Donald Trump e l’unico in cui è stato giudicato colpevole. C’erano poi quello per l’assalto al Congresso del gennaio del 2021, in cui è accusato di aver provato a sovvertire il risultato delle elezioni in cui aveva perso contro Joe Biden; quello relativo alla sottrazione di documenti riservati, conservati nella sua villa di Mar-a-Lago, in Florida; quello per aver tentato di cambiare i risultati ufficiali delle presidenziali del 2020 nello stato della Georgia. Per i primi due è stata decisa l’archiviazione, nel terzo è stata rimossa la procuratrice che se ne occupava.





