La storia di Satnam Singh, morto lo scorso giugno, aveva scosso nel profondo l’opinione pubblica. Il bracciante indiano di trentuno anni era stato vittima di un’incidente sul lavoro in un’azienda agricola a Borgo Santa Maria, nelle campagne della provincia di Latina. Un macchinario avvolgiplastica gli aveva tranciato di netto un braccio ma, anziché soccorrerlo, il titolare Antonello Lovato fatto salire su un furgone e condotto via. Poi, lo aveva lasciato agonizzante davanti casa, l’arto amputato accanto a lui, posato su una cassetta della frutta. Singh era stato trasportato d’urgenza all’ospedale San Camillo di Roma in condizioni gravissime, ma non ce l’aveva fatta. Secondo la ricostruzione dei medici, se fosse stato soccorso in tempo, si sarebbe salvato.

Le modalità del suo decesso avevano portato a galla tutta la crudeltà e gli sfruttamenti ai quali il ragazzo e tanti altri lavoratori erano e sono sottoposti in questo tipo di realtà. Ad aprile, Lovato verrà processato con giudizio immediato davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Latina. È accusato di omicidio volontario con dolo eventuale. Per il giudice che ha condotto le indagini preliminari, la sua è stata una «condotta disumana e lesiva dei più basilari valori di solidarietà».

Morte Satnam Singh: arrestato il padre di Antonello Lovato

Satnam Singh
Manifestazioni in ricordo di Satnam Singh

Nelle ultime ore, anche il padre di Lovato, Renzo, è finito in manette. L’uomo è indagato per intermediazione illecita di manodopera e sfruttamento del lavoro, ovvero caporalato. Per lo stesso reato è stata notificata un’ordinanza di custodia cautelare anche per il figlio Antonello, già in carcere da luglio.

Le indagini hanno rilevato le terribili condizioni in cui sette operai, tra i quali Singh, tutti privi di permesso di soggiorno, erano costretti a vivere e lavorare. L’inchiesta si è avvalsa di un’attenta analisi delle utenze telefoniche e dei social dei lavoratori irregolari trovati sui campi al momento dell’infortunio. A fare la differenza, però, è stata la collaborazione di quattro di loro, che hanno deciso di parlare, raccontando tutta la verità agli inquirenti. Un gesto di protezione verso la loro vita e quella delle loro famiglie ma, al tempo stesso, un modo per rendere giustizia alla memoria del giovane Satnam Singh, vittima di un sistema noto a tutti, ma ancora, per qualche motivo, coperto.

Federica Checchia

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