Nello spazio di LetteralMente Donna di oggi, una donna testimone della Shoah, che ha trasformato la battaglia per la giustizia nella sua missione di vita. Il suo nome è Giulia Spizzichino e questa è la sua storia

Giulia Spizzichino, le leggi razziali del 1938 e la Shoah

LetteralMente Donna è dedicata a Giulia Spizzichino fonte youtube.com
Giulia Spizzichino, fonte youtube.com

L’elemento personale che associo alle leggi razziali sono le lacrime di mia madre, il brutto giorno in cui venni allontanata dalla scuola.” Sono parole che Giulia Spizzichino ha impresso nel suo libro autobiografico “La farfalla impazzita”. Quella di Giulia, figlia di commercianti ebrei di Roma, fino a quel drammatico 1938 è stata una vita vissuta in una famiglia amorevole dove aveva passato un infanzia normale frequentando con profitto le elementari per poi passare alla scuola di avviamento commerciale prima di essere allontanata dalla sua classe ad 11 anni a causa delle leggi razziali. “Forse non provai nemmeno un particolare dispiacere, del resto non capivo cosa ci fosse dietro quell’espulsione, a differenza dei miei genitori che lo comprendevano perfettamente e prevedevano una svolta ancora più crudele”, ricorda la Spizzichino pensando a quello che fu l’inizio di un vero e proprio dramma proseguito con l’occupazione nazista.

La Spizzichino ricorda la durezza della vita dal 1938 al 1943 segnata da sempre maggiori privazioni fino a quel drammatico 26 settembre. “I nazisti a dispetto della nostra tranquillità non tardarono ad occuparsi di noi. Il 26 di settembre si presentarono puntuali, pretendo la consegna di cinquanta chili d’oro. Se non li avessimo dati, ci avvisavano, duecentocinquanta capi famiglia sarebbero stati deportati”, racconta la Spizzichino rievocando in particolare il momento in cui anche la sua famiglia si era recata presso la Comunità ebraica versando il proprio contributo. Pochi giorni dopo le deportazioni da cui Giulia Spizzichino scampò finendo in clandestinità. Aveva solo 17 anni quando sette uomini del ramo materno della famiglia furono uccisi nelle Fosse Ardeatine. Morti che seguivano la deportazione e la morte della zia e delle cuginette ad Auschwitz.

Testimone della shoah e Priebke

Dopo la morte di mia madre ho sentito il dovere di essere testimone. Non c’era in me desiderio di vendetta, ma di giustizia. Quando ho saputo che Erich Priebke viveva tranquillo in Argentina, sono partita e ho fatto di tutto perché fosse processato. Ho partecipato a incontri, trasmissioni televisive. Ho incontrato ambasciatori, vescovi. Credo che Priebke sia stato costretto a lasciare l’Argentina nel 1995 anche per il lavoro che ho svolto, raccontando la mia storia”, ha raccontato Giulia Spizzichino parlando della sua missione di testimone della Shoah e la sua lotta per la giustizia che si lega a doppio filo con l’Argentina, come riportato da Bet Magazine Mosaico.

Qui Nel 1994, mezzo secolo dopo i terribili fatti di Roma, veniva ritrovato da un giornalista americano della Cbs a San Carlos de Bariloche Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine, che qui viveva indisturbato da anni. Insieme all’avvocato Marcello Gentili lottò insieme al nostro paese per l’estradizione del criminale nazista per gli omicidi commessi. Estradizione negata in un primo momento dal governo argentino. Il giornalista della Cbs ebbe però l’idea di farlo processare per crimini contro i diritti umani che non erano prescrivibili. Questa volta Priebke venne estradato e processato. La Spizzichino dal canto suo si batté facendo conoscere la sua testimonianza che sarà fondamentale per la condanna di Priebke dopo una prima incredibile assoluzione.

La farfalla impazzita

Giulia Spizzichino è scomparsa nel 2016 a 90 anni. Oggi le sue memorie sopravvivono a grazie al suo libro autobiografico “La farfalla impazzita” che è stato poi trasposto in un film in cui la testimone della Shoah è interpretata da Elena Sofia Ricci. Questo titolo deriva dal soprannome assegnatole dal suo amico Stefano Persiani. In proposito la Spizzachino ha detto che: “Mi sono ritrovata in questa definizione. Dopo la tragedia che ho vissuto, ho volato e volato senza sapere cosa cercare”.

Stefano Delle Cave

Seguici su Google news