Negli ultimi giorni sono state rinvenute in Libia due fosse comuni; al loro interno, vi sono i corpi di quarantanove persone migranti. Secondo le autorità giudiziarie libiche e la Mezzaluna Rossa (equivalente della Croce Rossa italiana), la prima di esse contiene diciannove cadaveri ed è emersa lo scorso giovedì in una fattoria di Jikharra, città a nord-est del Paese. La seconda, invece, si trova in una zona desertica vicino a Cufra, nel sud-est, a quasi settecento chilometri di distanza dall’altra.
Quest’ultima scoperta sarebbe legata a un’operazione delle forze dell’ordine che ha condotto all’arresto di quattro uomini, sospettati di essere a capo di un traffico illecito di migranti dalla Libia verso l’Europa. Per la procura «c’era una banda i cui membri hanno deliberatamente privato i migranti della loro libertà. Li hanno torturati e li hanno sottoposti a trattamenti crudeli, umilianti e disumani». Secondo l’associazione di beneficenza al-Abreen, che opera nella Libia orientale e meridionale, ha dichiarato che alcune delle persone sepolte nelle fosse sono state raggiunte da spari e uccise.
Fosse comuni in Libia: una realtà che va avanti da anni
Il rintracciamento di fosse comuni non è raro nel Paese. Lo scorso anno, le autorità hanno portato alla luce i resti di almeno sessantacinque persone, seppellite a circa trecento chilometri da Tripoli. La Libia è un punto di transito tra i flussi migratori provenienti da Africa e Medioriente. Nell’ultimo decennio i governi rivali della parte orientale e di quella occidentale della nazione, ognuno sostenuto da milizie e Stati diversi, hanno permesso lo sviluppo di un vero contrabbando di migranti.
I trafficanti stipano centinaia di profughi, in fuga da guerre e povertà, su gommoni mal equipaggiati, per poi farli partire senza sicurezza dell’arrivo. Da anni le Nazioni Unite documentano abusi sistematici, dai lavori forzati alle percosse, fino a torture e stupri. Si tratta diiolenze perpetrate per ottenere ulteriore denaro da parte di persone disperate, che rinunciano al poco che hanno per cercare pace e salvezza sull’altra riva del mare.
Federica Checchia
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