Quando, il 4 luglio 1776, i Padri Fondatori firmarono la Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti d’America, scelsero di non ufficializzare l’inglese come lingua di Stato per evitare l’emarginazione delle minoranze. Una decisione portata avanti per oltre duecentocinquanta anni, nonostante i Repubblicani abbiano più volte tentato di modificare la legge. Alla fine, dopo anni di scontri, il GOP ce l’ha fatta. Nella giornata di ieri, Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo che rende l’inglese la lingua ufficiale del Paese.

Donald Trump rende l’inglese la lingua ufficiale degli USA: cosa cambia

La decisione, secondo il presidente, mira a «migliorare l’efficienza del governo e a promuovere l’unità nazionale». «Nell’accogliere i nuovi americani», si legge nella nota ufficiale della Casa Bianca, «una politica volta a incoraggiare l’apprendimento e l’adozione della nostra lingua nazionale renderà gli Stati Uniti una casa condivisa. Consentirà inoltre ai nuovi cittadini di realizzare il sogno americano. Parlare inglese non apre solo le porte a livello economico. Aiuta i nuovi arrivati a impegnarsi nelle loro comunità, a partecipare alle tradizioni nazionali e a restituire qualcosa alla nostra società».

L’ordine soppianta un altro testo del 2000, firmato da Bill Clinton, che garantiva l’accesso ai servizi pubblici per le persone con una conoscenza limitata dell’inglese. In concreto, infatti, la nuova legge revoca una regola che obbligava le agenzie che ricevono fondi federali a offrire assistenza in qualsiasi idioma alle persone che vi si rivolgono. Per ora, tuttavia, non impone di cambiare i programmi già esistenti.

Il multiculturalismo degli Stati Uniti

I sostenitori di Trump hanno accolto positivamente la novità, ma gli oppositori sono contrari alla presa di posizione, che rende più ostica la partecipazione all’attività civica e politica per le minoranze. L’US Census Bureau, che si occupa della demografia, conta ad oggi oltre centosessanta idiomi nativi sui trecentocinquanta totali. Circa sessantotto milioni di residenti nel Paese parlano una lingua diversa dall’inglese, con spagnolo e cinese in cima alla classifica.

Sia nel primo che nel secondo mandato il tycoon ha elimitato la versione in spagnolo del sito della Casa Bianca (ripristinata dall’amministrazione Biden). Questo bilinguismo aveva un forte significato simbolico, specialmente per gli appartenenti alla comunità ispanica. Significato che, a quanto sembra, Donald Trump ha scelto di non cogliere. Unire il Paese sotto un’unica lingua, infatti, può avere una valenza positiva dal punto di vista dell’unità nazionale. Quando, però, in nome di essa si sacrifica l’accessibilità ai servizi pubblici per tutti, è impossibile non farsi domande circa le reali motivazioni dietro questa decisione.

Federica Checchia

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