Parte con una storia d’amore con un triste epilogo, quella raccontata in “Don’t Call It Love”. A presentarla è YSL Beauty, che porta avanti il suo programma anti-violenza sulle donne “Abuse Is Not Love”, mentre prosegue nelle iniziative prodotto aprendo un pop-up esperienziale a Milano. La campagna è della regista francese Léa Ceheivi, di Nicolas Loir, direttore della fotografia. Inoltre, presenta il contributo fondamentale dalla Dott.ssa Sara Kuburic, la consulente cinematografica principale dell’iniziativa e dottoressa in psicoterapia. Alcuni la conosceranno come la Millennial Therapist.

YSL Beauty lancia la campagna contro la violenza “Don’t call it love”

Lo stesso brand spiega in una nota cosa succede nel corto. È una “storia d’amore parigina, apparentemente idilliaca, in cui i segnali di allarme dell’abuso sono nascosti in bella vista per educare sulla violenza domestica. Invita ad una riflessione collettiva su come possa contribuire a rappresentazioni più sane dell’amore e a creare narrazioni che non diffondano modalità di relazione tossiche”.

Grazie al programma “Abuse Is Not Love” lanciato nel 2020, YSL Beauty ha donato oltre 5,2 milioni di euro a ONG locali sue partner. Inoltre, più di 1,3 milioni di persone sono state formate o supportate in oltre 25 mercati. Per YSL Beauty il programma ha “compiuto passi da gigante nell’educare i giovani sulla violenza interpersonale e nell’emancipare le organizzazioni di base su scala globale”.
 
Il brand inoltre sostiene che la campagna “sovverte abilmente i codici timeless e prevedibili della pubblicità di beni di lusso. Mentre la storia procede, inizia a insinuarsi un sottile disagio. Quasi impercettibilmente, emergono segnali di maltrattamenti, intrecciati nel tessuto di queste scene apparentemente romantiche. Gli spettatori sono trascinati nella narrazione, inizialmente affascinati dalla storia d’amore, poi sottilmente turbati da un crescente senso di inquietudine”.

Marianna Soru

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