Negli Stati Uniti, in un allevamento di polli del Mississipi, è stato rilevato un caso d’influenza aviaria causato dal virus H7N9; l’ultimo episodio risaliva al 2017. «L’Usda», si legge nel rapporto ufficiale, «in collaborazione con i funzionari statali che si occupano di salute degli animali e della fauna selvatica, sta conducendo un’analisi approfondita della situazione.».

Negli ultimi mesi, negli USA, la malattia si è diffusa su larga scala per colpa di un altro ceppo, l’H5N1. Questo ha costretto gli allevatori a sopprimere milioni di polli per limitare il propagarsi dell’influenza. Questa mattanza, naturalmente, ha portato a una significativa riduzione dell’offerta di uova e a un consistente aumento dei prezzi. Lo scorso gennaio, un uomo di sessantacinque anni ha perso la vita a seguito di complicazioni da aviaria. Aveva delle patologie pregresse.

Cos’è l’influenza aviaria H7N9

Il virus può generare anche sintomi piuttosto gravi, è trasmissibile dagli animali all’uomo e ha un tasso di letalità del 39% Questo va a calcolarsi sul totale delle infezioni al mondo dal primissimo caso in Cina, nel 2013. Per l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), tuttavia, il contagio da persona a persona sarebbe molto difficile.

L’influenza aviaria A(H7N9) è un sottotipo di virus influenzale già in passato individuabile nei volatili. Questa particolare tipologia non era mai stata osservata in animali o persone fino al marzo 2013, in Cina. Tuttavia, da allora, ci sono stati vari casi d’infezioni sia negli esseri umani che negli uccelli. La malattia può risultare preoccupante perché la molti tra i pazienti da essa afflitti si sono ammalati gravemente. Nella maggior parte dei casi, le persone avevano avuto contatti con del pollame vivo o ambienti potenzialmente contaminati, in particolare mercati in cui sono si vendono uccelli vivi.

Federica Checchia

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