Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha incriminato dodici hacker cinesi, accusandoli di aver venduto alla Cina i dati di alcuni dissidenti residenti negli USA. I dodici sarebbero collaboratori e dipendi della società privata i-Soon, nota anche come Anxun Information Technology. Tra di loro, inoltre, ci sarebbero anche due funzionari della Repubblica Popolare. La i-Soon offre servizi di sicurezza al governo cinese. Nel 2024 un attacco al suo sistema centrale aveva fatto finite in rete parecchi documenti interni, diventati così di dominio pubblico. I file avevano rivelato lo sviluppo di sistemi segreti di spionaggio informatico da parte dell’azienda.

Lo scambio di dati e informazioni riservate da loro sottratte sarebbe stato piuttosto remunerativo: per ogni casella di email compromessa gli hacker ricevevano tra i diecimila e i settantacinquemila dollari. Nel mirino dei pirati informatici c’erano anche un giornale di Hong Kong molto critico verso il governo, un’organizzazione religiosa statunitense che avrebbe inviato dei missionari in Cina e una fondazione per i diritti umani attiva in Asia.

Anche le istituzioni USA erano nel mirino degli hacker cinesi

Tra gli obiettivi, però, figuravano anche le agenzie governative di diversi Paesi asiatici e degli stessi Stati Uniti. Nel 2024, sembra, il gruppo avrebbe messo a segno un importante attacco contro il dipartimento del Tesoro statunitense. Durante il blitz, gli hacker erano entrati in possesso di alcune informazioni non coperte da segreto.

In merito all’incriminazione delle dodici persone, Sue J. Bai, a capo della Divisione per la sicurezza nazionale del Dipartimento di Giustizia, si è detta soddisfatta. Ha poi dichiarato: «Il Dipartimento di Giustizia perseguiterà senza sosta coloro che minacciano la nostra sicurezza informatica derubando il nostro governo e la nostra gente. Oggi, stiamo smascherando gli agenti del governo cinese che dirigono e promuovono attacchi indiscriminati e sconsiderati contro computer e reti in tutto il mondo, nonché le aziende abilitanti e gli hacker individuali che hanno scatenato. Continueremo a combattere per smantellare questo ecosistema di mercenari informatici e proteggere la nostra sicurezza nazionale».

Federica Checchia

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