Serena Mazzini è l’autrice del libro ”Il lato oscuro dei social network”, un testo in cui l’autrice spiega come dietro alla realtà digitale e alle piattaforme social si celino dei sinistri e inquietanti ingranaggi predisposti alla manipolazione dell’utente considerato un prodotto indispensabile per alimentare meccanismi nascosti e funesti.
Serena Mazzini, Il lato oscuro dei social network: la trappola del tempo digitale

Agli albori l’intento originario della nascita dei social network era quello di collegare, attraverso spazi digitali, gruppi di persone favorendo la comunicazione fra esse. Negli 2000 esistevano piattaforme social in cui rudimentali esempi di estetizzazione del dolore e di capitalismo culturale e artistico muovevano i primi passi in aree digitali dai layout pastello, ma che già presagivano la claudicanza del mondo attuale. Nel tempo i social network si sono evoluti, tanto da diventare parte integrante della giornata di un soggetto e non più una parentesi ricreativa; oggi l’utente è il prodotto, l’elemento fagocitato da algoritmi, in spazi connessi senza controllo e lati sinistri social ben celati al consumatore.
Serena Mazzini, docente e autrice del libro Il lato oscuro dei social network, dopo anni di ricerche e studi smaschera una realtà digitale che controlla gli spazi di connessione e manipola con passo felpato e invisibile ogni utente che crede di essere fruitore quando, in realtà, è solo un minuscolo ingranaggio che serve a perpetuare la trama oscura che la rete intesse e sottrae alla vista, dissimulando.
Scrollando sui social, dando in pasto dati, foto e pensieri alle piattaforme ci si illude di star interagendo con l’area digitale per distrarsi, per passare il tempo; ma chi trae beneficio da questa alimentazione continua della rete? Serena Mazzini, in questo senso, rivela le dinamiche sinistre dei social diventati, oramai, marchingegni atti alla manipolazione emotiva dove ciò che conta è potere e algoritmi. Chi segue Serena Mazzini (Serenadoe su Instagram) lo sa già; ha sempre denunciato quella spasmodica frenesia volta ad attirare l’attenzione a qualunque costo. Arrivare per primi al trend del giorno o esporsi sulla polemica in voga con caroselli statici l’obiettivo è costantemente lo stesso: ottenere visibilità e trarne profitto.
Orientare le emozioni degli utenti
Cosa significa informare oggi? Nella maggior parte dei casi solleticare la parte emotiva dell’utente, orientando e manipolando le emozioni spesso in modo del tutto inconsapevole. In una società sempre più piegata al brain rot dove l’eccessivo consumo di contenuti online porta a una sopraffazione generale e a un assopimento dell’attenzione e della comprensione, l’universo digitale in qualche modo cerca di fronteggiare questo flusso di informazioni e questa perdita totale all’approfondimento attraverso la scure invisibile della spettacolarizzazione.
Il consumatore medio dei social è in realtà il prodotto dello stesso; in questo senso, Mazzini pone il lettore di fronte a una riflessione illuminante: chi crea contenuti oggi è continuamente in competizione una gara che, tuttavia, non ha traguardo in quanto l’algoritmo premia chi arriva per primo scandalizzando, sconcertando e sfruttando l’indignazione.
Il risultato finale è una mercificazione di emozioni e intimità, ma anche un adeguarsi asettico a estetiche e linguaggi imposti dalle piattaforme. Già Karl Marx nell’opera Miseria della Filosofia, scritta fra la fine del 1846 e l’aprile del 1847, asseriva con lungimiranza:
”Venne infine un tempo in cui tutto ciò che gli uomini avevano considerato come inalienabile divenne oggetto di scambio, di traffico, e poteva essere alienato; il tempo in cui quelle stesse cose che fino allora erano state comunicate ma mai barattate, donate ma mai vendute, acquisite ma mai acquistate – virtù, amore, opinione, scienza, coscienza, ecc. – tutto divenne commercio. È il tempo della corruzione generale, della venalità universale, o, per parlare in termini di economia politica, il tempo in cui ogni realtà, morale e fisica, divenuta valore venale, viene portata al mercato per essere apprezzata al suo giusto valore.’’
– Karl Marx, ”Miseria della Filosofia” (1847)
L’abuso della realtà digitale si riflette in una sorta di alienazione che in un’ottica puramente marxista delinea il progressivo allontanamento dalla realtà concreta; in questa accezione, le vittime maggiori sono proprio coloro i quali appartengono a una società industriale avanzata. L’omologazione a modelli prestabiliti, tuttavia, tocca all’utente medio che tenta di emulare lo stile di vita del modello in cui si batte. Ne consegue una sorta di torpore mentale in cui, parafrasando Pier Paolo Pasolini, il consumatore si trasforma in suddito:
”A un certo punto il potere ha avuto bisogno di un tipo diverso di suddito, che fosse prima di tutto un consumatore”.
Pier Paolo Pasolini, ”Scritti Corsari” (1975)
Si tratta, quindi, di una ricerca costante del profitto che induce a replicare modelli che si affermano nell’omologazione e nel conformismo della massa.
Le influenze antropologiche delle piattaforme
Serena Mazzini ha la capacità e il talento di fotografare, attraverso le parole, la società distopica e sconnessa degli ultimi anni. Nel libro, Il lato oscuro dei social network, sono tante le riflessioni esplicative e, al contempo, inquietanti che l’autrice propone al lettore; le piattaforme digitali sono delle vere e proprie aziende in cui i dati degli utenti diventano fondamentali affinché queste funzionino e attraverso una lucida analisi Serena Mazzini fa luce su diversi quesiti: come funzionano i social network, e perché hanno così successo? Le strategie aziendali spingono a un modello produttivo che sta portando alla costruzione di una società sempre più piegata alle logiche del profitto, alla disumanizzazione, all’egoismo e all’egocentrismo.
Le influenze degli spazi digitali sulla società, soprattutto negli ultimi anni, sono cresciute in modo esponenziale: l’obiettivo è essere riconoscibili, posizionarsi nella fetta della rete ”che conta”. Una brama che si è sempre più allargata anche verso le persone comuni: spopolano in rete profili di genitori che si sbracciano per esser ”notati” pubblicando i propri figli; il fenomeno dello Sharenting è sempre più diffuso e i prodotti digitali in cui compaiono bambini sempre più piccoli, sessualizzati e adultizzati sono centinaia.
Ecco quindi che riprendere i propri figli diventa un contenuto appetibile per aziende – e malintenzionati – ma anche uno strumento di produzione che può, potenzialmente, esser fonte di guadagno. Un’altra emergenza sono le baby influencer, bambine sempre più piccole che parlano di skincare e sieri utilizzando movenze, toni e cadenze da adulte. Cosmeticoressia, spettacolarizzazione della malattia, manipolazione emotiva, sovraesposizione di minori e Capitalismo della Pietà: la Dottoressa Serena Mazzini, dopo anni di studi e ricerche, analizza minuziosamente ognuno di questi fenomeni donando al lettore un saggio illuminante e imprescindibile per capire la società di oggi.
Capitalismo della Pietà e spettacolarizzazione della malattia: tutto pur di generare engagement
Nessuno si pone più il problema della privacy, sembrerebbe; le piattaforme digitali seppur diano al fruitore l’illusione di esser libero proprio nell’atto del condividere e postare nascondono, invece, dei circuiti pericolosi. Lo spazio digitale modella l’emozione dell’utente, estremizza le sensazioni, solletica l’indignazione e porta quest’ultimo a sostare sul contenuto. Una strategia a primo impatto poco ”strutturata” o banale, ma che in realtà nasconde diverse prospettive pericolose; chi crea il contenuto deve, in qualche modo, accalappiare l’attenzione del pubblico e coinvolgerlo emotivamente: l’emozione dell’utente è la moneta del content-creator.
Così, sempre più spesso, chi si aggira sui social si trova di fronte a un’ondata di spettacolarizzazione di qualsiasi emozione, tragedia o sensazione: feste ai cimiteri, get ready with me per andare ai funerali, spettacolarizzazione della malattia, ingerire cibi dubbi o Capitalismo della Pietà come ben spiega la Dottoressa Serena Mazzini. Video di persone facoltose che donano a chi è più fragile o vulnerabile soldi, cibo, oggetti: i malcapitati sono spesso ripresi contro la loro volontà e dati in pasto alla community di chi riprende. Ovviamente, tutto per ritorno di immagine o per posizionarsi, un po’ come la maschera umanitaria della beneficenza teorizzata da Slavoj Žižek; una filantropia spesso di facciata dove dietro l’apparente bontà dell’azione si nasconde un palese circuito capitalista. Il filosofo sloveno nel saggio La violenza invisibile (2007) scrive:
”Nell’etica comunista liberale la ricerca spietata del profitto è controbilanciata dalla carità. La carità è la maschera umanitaria dietro cui si nasconde la faccia dello sfruttamento economico’‘.
Žižek Slavoj, ”La violenza invisibile” (2007)
L’azione caritatevole, in questi casi, serve anche e soprattutto a creare empatia con l’utenza ed è qui che ricomincia la circolarità: il fruitore del contenuto si commuove, sosta sul profilo del content creator, elargisce like: l’utente è stato coinvolto emotivamente, obiettivo centrato. Certo, alcuni sostengono che questi contenuti siano messi in rete per ”normalizzare” o ”sensibilizzare”, tuttavia pur di creare engagement ed emergere sulle piattaforme digitali si è ormai disposti a tutto.
Serena Mazzini, Il lato oscuro dei social network: consapevolezza e resistenza digitale
Il lato oscuro dei social network di Serena Mazzini non è solo un libro sugli inquietanti meccanismi della moderna realtà digitale. L’autrice, con competenza e lungimiranza, fa una disamina sociologica, economico-sociale e antropologica su come attraverso i social e la manipolazione emotiva dell’utente-prodotto che sosta nelle piattaforme si sia plasmata la società. Serena Mazzini conduce il lettore verso un percorso di consapevolezza e resistenza alla rete risvegliando le coscienze: l’utenza non controlla i flussi di contenuti e le informazioni che il social veicola, bensì è la stessa utenza a essere controllata dall’area digitale in cui sosta. Una parvenza nebulosa di libertà dove persino la cultura è capitalizzata: quella non-libertà di cui parla Herbert Marcuse che si allarga esponenzialmente e va al passo del progresso industriale. Il filosofo e sociologo già nel 1964 nel libro L’uomo a una dimensione scriveva:
”Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà prevale nella civilità industriale avanzata, segno di progresso teorico”.
Herbert Marcuse, ”L’uomo a una dimensione” (1964)
Ed è proprio la “società industriale avanzata” che spinge alla creazione di falsi bisogni, inserendo gli individui in un sistema di consumo e produzione attraverso i mass media e la comunicazione massa contribuendo a una sorta di ”appiattimento”. Secondo Marcuse le conseguenze di tale azioni si traducono in pensieri e comportamenti unidimensionali, vale a dire la morte del pensiero critico. La Dottoressa Serena Mazzini, per l’appunto, ricorda al lettore l’importanza del pensiero critico e l’impellenza di una resistenza digitale necessaria e urgente, offrendo strumenti concreti per fronteggiare le trappole della rete odierne. Serve una presa di coscienza, riappropriandosi del proprio spazio digitale con responsabilità, e riconsiderando la piattaforma in ogni suo lato non solo quello ludico e apparente.
Il lato oscuro dei social network è un saggio sociologico, economico, antropologico, moderno, attuale, pedagogico; un libro che deve necessariamente essere letto e che, come già i dati dimostrano, diventerà un pilastro per comprendere la realtà attuale.
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