Dopo il disastroso terremoto che lo scorso venerdì ha colpito il Myanmar (e, in modo meno grave, la Thailandia e la Cina), aiuti umanitari e soccorsi medici inviati da tutto il mondo stanno arrivando nella capitale Naypyidaw e in molte altre zone del Paese. A Sagaing, la città più vicina all’epicentro, la prima squadra di soccorsi internazionali è giunta solo ieri, tre giorni dopo la devastante scossa; quasi tutti i camion di aiuti, invece, sono ancora fermi ai posti di blocco.
A ostacolarne l’arrivo è l’esercito del regime, che sta monopolizzando e rallentando l’assistenza, rendendola difficoltosa dove i ribelli sono più attivi, come appunto a Sagaing, uno dei principali centri di resistenza della guerra civile che da quattro anni insanguina il Myanmar. La città ospita circa trecentomila abitanti, e si trova, in pratica esattamente sopra l’epicentro del sisma che ha colpito il Paese e che, al momento, ha provocato quasi tremila morti; numeri che, di giorno in giorno, sono destinati ad aumentare drammaticamente.
Dopo il terremoto in Myanmar, il regime continua a bombardare le zone occupate dai ribelli

Come se non bastasse, l’esercito non ha smesso di bombardare le zone controllate dai ribelli nemmeno dopo dopo il terremoto di venerdì. La BBC ha riportato attacchi su Naung Cho, nel nord del Paese, durante i quali hanno perso la vita sette persone. Anche i ribelli hanno fatto sapere che nelle ultime ore ci sono stati altri conflitti, proprio nella regione di Sagaing.
Il regime militare che detiene il potere in Myanmar è molto restrittivo e limita l’accesso ai giornalisti internazionali, specialmente nelle aree occupate dai ribelli, cosa che rende difficile capire cosa stia davvero accadendo sul territorio. Wai Zan, un medico che lavora all’ospedale di Sagaing, ha spiegato al New York Times: «L’esercito ha messo posti di blocco dappertutto, rendendo impossibile entrare». Stando alle sue parole, i pazienti ancora vivi vengono comunque lasciati accanto ai deceduti, aumentando il rischio d’infezioni in condizioni sanitarie già critiche. Alcuni residenti, inoltre, hanno raccontato al Guardian che il numero dei morti è talmente elevato da costringere le autorità locali a riempire ogni tomba con almeno dieci cadaveri.
Federica Checchia
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