Nel 2019, Patrick Crusius ha ucciso ventitré persone e ne ha ferite ventidue a El Paso, in Texas. Ieri l’uomo, ora ventiseienne, si è dichiarato colpevole di omicidio in un tribunale statale, nel corso di un processo contro di lui. I giudici lo hanno condannato al carcere a vita, senza possibilità di accedere alla libertà condizionale. A marzo, il procuratore distrettuale gli aveva offerto l’opportunità di dichiararsi colpevole, evitando così la pena di morte; si tratta di un patteggiamento che, negli USA, viene definito plea bargaining.
La strage di El Paso e il manifesto di Crusius

Nel 2023 un tribunale federale aveva incriminato l’attentatore, e il verdetto finale era stato di novanta ergastoli. Autodichiarato suprematista bianco, l’allora ventunenne era stato autore di un manifesto razzista contro le persone di origine ispanica. Il 5 agosto 2019 Crusius aveva fatto ingresso in un Walmart, per poi iniziare a sparare all’impazzata, provocando la morte di molte persone che si trovavano all’interno del supermercato. Prima di entrare in azione, aveva diffuso un messaggio online in cui dichiarava di voler colpire i cittadini ispanici, rei, secondo lui, di star «invadendo» gli Stati Uniti.
La prima chiamata al numero d’emergenza 911 risaliva 10.39. La polizia era intervenuta sei minuti dopo, e aveva arrestato l’aggressore fuori dal complesso commerciale di Cielo Vista. Dopo l’attacco le forze dell’ordine avevano trovato il suo manifesto, intitolato “Una verità scomoda”. Al suo interno c’erano riferimenti diretti alla strage nelle moschee di Christchurch in Nuova Zelanda, e Crusius si diceva spaventato dall’idea che gli ispanici prendessero il controllo del Texas. Nel testo parlava dell’imminente attentato come di un possibile rimedio per ristabilire la supremazia dei bianchi nello Stato.
Federica Checchia
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