Oltre settecentocinquanta koala, che vivevano nel Parco Nazionale di Budj Bim, un’area protetta a circa trecento chilometri a ovest di Melbourne, in Australia, sono stati abbattuti. Poche settimane fa, alcuni elicotteri hanno sorvolato la zona; a bordo c’erano persone armate di fucili che hanno sparato ai mammiferi, uccidendoli. L’operazione, per quanto crudele, è stata autorizzata dal governo dello Stato di Victoria.
Per l’esecutivo, infatti, quei koala sarebbero morti in ogni caso, di disidratazione, di fame o per le ferite riportate a seguito del terribile incendio che aveva devastato il parco lo scorso marzo. Le fiamme hanno bruciato tantissimi alberi di eucalipto, essenziali per questi animali, sia come habitat naturale che come fonte di nutrimento. La governatrice Jacinta Allan ha spiegato come quasi tutti fossero «gravemente feriti e in grande sofferenza».
Animalisti e scienziati protestano per i koala abbattuti
L’abbattimento di massa ha avuto inizio ad aprile, ma la notizia è trapelata solo negli ultimi giorni. Come prevedibile, l’operazione ha scatenato enormi proteste, sia per il numero di animali coinvolti che per il metodo, più simile a un’esecuzione che altro.
Le associazioni animaliste e diversi scienziati, inoltre, sono convinti che questa mattanza si potesse evitare, a favore di soluzioni meno cruente. I koala sono l’animale simbolo dell’Australia, oltre che una delle attrazioni principali del Paese. Sono tra le specie consideratea rischio, specialmente a causa della riduzione del loro habitat.
Federica Checchia
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