Non si arresta la pioggia di ordini esecutivi firmati da Donald Trump. Nella giornata di ieri, il presidente degli Stati Uniti ha approvato una serie di misure che vanno a contrastare le attività delle cosiddette città santuario. Si tratta di quei comuni che ostacolano l’espulsione di massa di persone migranti e richiedenti asilo portata avanti dall’amministrazione.

Quasi tutte queste città sono governate da sindaci appartenenti al Partito Democratico, che stanno rendendo difficile alle autorità federali rintracciare ed espellere le persone. Questo nuovo ordine assegna alla procura generale degli Stati Uniti e al dipartimento della Sicurezza interna il compito di identificare le città che non collaborano riguardo alla gestione dell’immigrazione. Questi centri rientreranno nella classificazione di “giurisdizioni santuario”, e rischieranno l’interruzione di finanziamenti federali e l’avvio di procedimenti penali o civili.

Denver, la “città santuario” che sfida Trump

Trump città santuario
Proteste contro Donald Trump e in difesa delle “città santuario”

Le sanctuary cities sono da sempre un grattacapo per il tycoon. A spiccare tra queste è senz’altro Denver, capitale del Colorado. Nel 2017, durante la prima amministrazione Trump, la città divenne un caso nazionale quando Jeanette Vizguerra, una migrante messicana irregolare, madre di quattro figli, trovò rifugio in una chiesa per evitare l’espulsione. In quell’occasione la donna ottenne un permesso di soggiorno temporaneo. Quest’anno, però, Trump si è “vendicato”: a marzo la polizia di frontiera federale è riuscita ad arrestare Vizguerra e a portarla in un centro di detenzione per migranti.

Federica Checchia

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